Una stanchezza esagerata

Sentirsi privi di energia nonostante gli impegni non eccessivi. È la “sindrome da fatica cronica”. Le cause non sono chiare e spesso non viene riconosciuta. Quali sono i sintomi e come agire su alcune scelte di vita per contrastarla

di Vita e Salute

Sembra impossibile, ma il primo problema che spesso devono affrontare i 200-300mila italiani che soffrono di Encefalomielite mialgica (Me), conosciuta anche come Sindrome della fatica cronica (Cfs) e spesso identificata con la sigla riassuntiva Me/Cfs, è quello di essere creduti. Dai parenti, prima di tutto, ma anche dagli insegnanti (molti pazienti sono in età scolare) e, naturalmente, dai medici. Che in parecchi casi non si capacitano che alcuni dei sintomi importanti di questa malattia siano così gravi da determinare una riduzione notevolissima delle attività giornaliere, riduzione che può arrivare fino e anche oltre il 50%. Impedendo nei casi più gravi lo svolgimento regolare non solo dell’attività lavorativa, ma anche dei normali impegni quotidiani come cucinare, camminare, fare le pulizie, ecc.

Di che si tratta?

La Me/Cfs è una condizione patologica caratterizzata da un vasto insieme di sintomi gravi e molto debilitanti. Questa condizione è prima di tutto caratterizzata da un problema assai importante: una fatica che mina in profondità l’organismo, percepita e descritta sia come mancanza di forza muscolare sia come esaurimento pressoché totale delle energie, fisiche e mentali. La stanchezza è del tutto sproporzionata all’impegno fisico o intellettivo ed è accompagnata da un peggioramento delle condizioni generali. Peggioramento che può durare ore e giorni.
Possono accompagnare la stanchezza altri sintomi come una sensazione di malessere globale, febbre, brividi, mal di gola, dolori muscolari o articolari e mal di testa, i quali fanno pensare a un’influenza. Tipicamente, per queste persone il sonno e il recupero delle energie durante il riposo è un grosso problema. Il sonno è disturbato e non ristoratore mentre, al contrario, nelle crisi acute si manifesta una sonnolenza continua. Non mancano irritabilità, difficoltà a concentrarsi e a mantenere l’attenzione, a eseguire calcoli e disturbi della memoria a breve termine.

Diagnosi

La presenza contemporanea di sintomi muscolari, neurologici (in particolare del sistema nervoso autonomo come pressione arteriosa troppo bassa quando si è in posizione eretta, capogiri, svenimenti, intestino irritabile, disfunzione della vescica, palpitazioni e aritmie cardiache, difficoltà respiratorie, ecc.) e immunitari (linfonodi ingrossati, mal di gola ripetuti, sviluppo di alterata sensibilità a alimenti, medicinali e sostanze chimiche) giustifica la definizione di questa patologia accettata internazionalmente: la Me/Cfs è una malattia acquisita multisistemica. Una definizione che tiene conto della pluralità delle possibili cause e delle manifestazioni sintomatiche multiformi.
In molti casi l’inizio di questa patologia è segnato da un’influenza o da una banale infiammazione delle prime vie respiratorie. Questo è probabilmente sufficiente per alterare i meccanismi difensivi dell’organismo e peggiorare l’efficienza immunitaria. Non è ancora tutto chiaro, ma in alcuni pazienti sembrerebbero avere un qualche ruolo negativo l’assunzione di alcuni farmaci (vaccinazioni, anestetici), ma anche i traumi fisici e l’esposizione all’inquinamento da sostanze chimiche. In altri casi, individuare una possibile causa è veramente difficile.
Rimane infine la sensazione che anche la genetica giochi un certo ruolo nell’origine della patologia, visto che spesso si ammalano più membri della stessa famiglia, senza differenze di età, condizioni economiche, etnia e genere (anche se si ammalano di più le donne).

Cause e terapia con i farmaci

Nonostante la malattia sia nota da un paio di decenni, le cause non sono ancora state identificate. Le ricerche più recenti si stanno concentrando sulle responsabilità di un’alterazione del sistema immunitario. Disfunzione che potrebbe lasciare spazio allo sviluppo di batteri e virus che in molti pazienti producono effettivamente sintomi e disturbi. Che interessano spesso in modo consistente il sistema nervoso centrale. Anche la ricerca genetica sta facendo il suo corso, nel tentativo di chiarire e comprendere quanto un certo assetto genetico possa favorire una predisposizione alla malattia.
Attualmente non esistono trattamenti farmacologici risolutivi per la Me/Cfs. Tuttavia, per ridurre la gravità dei sintomi sono impiegati alcuni farmaci, generalmente a basso dosaggio per evitare il rischio di favorire lo sviluppo di ipersensibilità̀ ai farmaci (frequente nella Me/Cfs): antidolorifici, cortisonici, beta-bloccanti, antidepressivi e ipnotici per favorire il sonno.

Risorse dalla natura

Oltre al trattamento con i farmaci, è opportuno sfruttare anche altre risorse naturali che possono essere facilmente messe in campo. Una certa efficacia nel ridurre i sintomi deriva dall’integrazione della dieta con sali di magnesio. Ovviamente, è utile non dimenticare gli alimenti naturalmente ricchi di questo minerale come le alghe marine, i semi oleosi, i legumi e i cereali integrali. Alimenti che andrebbero consumati giornalmente. Anche l’alga spirulina, particolarmente ricca di proteine e di sostanze antiossidanti e protettive, disponibile in commercio in varie formulazioni, ha dimostrato una certa utilità.

Da non trascurare anche alcune buone abitudini che aiutano a superare le difficoltà di memoria e i deficit cognitivi:

  • prendere appunti, tenere a portata di mano un calendario e una calcolatrice;
  • mettere sempre gli oggetti importanti (chiavi, occhiali, forbici, ecc.) nello stesso posto;
  • usare tappi per le orecchie per chi è sensibile ai suoni;
  • indossare maschere per gli occhi e/o occhiali da sole per chi ha un’eccessiva sensibilità̀ alla luce, ecc;
  • utili anche alcune scelte sul piano dietetico, come evitare gli alimenti che creano problemi digestivi e alleggerire e anticipare la cena.
Empatia con chi ne soffre

Risultano infine indispensabili anche la comprensione e il supporto emotivo da parte di medici, infermieri e familiari: sentirsi capiti è fondamentale per non aggiungere sofferenze inutili a un bagaglio sintomatico spesso molto pesante. Naturalmente, il paziente va anche aiutato a tener conto dei propri limiti, imparando a dosare le risorse disponibili e cercando di migliorare nel tempo le proprie prestazioni.

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