puzzle, heart, love-1721592.jpg

“Un rene per mio fratello” Da Enrico a Gianni, campione della nazionale trapiantati

La famiglia Serra è originaria di Forlimpopoli. “Nel 2020 è stata diagnosticata la necessità dell’intervento entro pochi mesi. Ora entrambi stiamo benissimo”.

Due fratelli di Forlimpopoli uniti dalla passione per il basket e da un gesto d’amore che li ha legati indissolubilmente: la donazione di un rene, da parte di Enrico, che ha salvato la vita a Gianni. “Per me è stato molto naturale – spiega Enrico Serra, 40 anni, oggi residente a Pinarella di Cervia – anche perché mio fratello era in difficoltà e aveva bisogno di me”. Enrico non ha avuto un attimo di esitazione e il 4 dicembre del 2020, nel periodo della pandemia Covid, è entrato in sala operatoria all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e ha regalato un rene che è stato trapiantato a suo fratello Gianni, oggi 48 anni.
Un ‘assist’ sotto canestro che accende la vita di Gianni, ala e coach nella serie D di basket, a Reggiolo (in provincia di Reggio, dove vive) così come quella di Enrico che fa parte a sua volta della Nazionale trapiantati di Aned (associazione nazionale emodializzati). Per i due fratelli, quindi, raccontare la loro esperienza e mostrare senza reticenze tutti gli aspetti del trapianto (donatore e ricevente) è diventata una missione che conducono attraverso esibizioni sportive ed eventi benefici in giro per l’Italia. Inoltre, proprio in questi giorni, Gianni è volato in Australia per partecipare ai campionati mondiali per trapiantati, che si svolgono a Perth fino a domenica prossima. In altre occasioni non ufficiali lo stesso Enrico, in quanto donatore, ha fatto parte della squadra, condividendo ideali e parquet con Gianni (ai mondiali, invece, Enrico non può partecipare).
“Mio fratello – racconta orgoglioso Enrico – ha vinto la medaglia d’oro sia nel basket che nella pallavolo. E sono felice, soprattutto, che stia bene, così come conduco una vita normale anche io: ero sano prima del trapianto e sono sano adesso dopo averlo effettuato”.
Poi Enrico apre l’album dei ricordi e parla dell’esperienza vissuta. La situazione precipita nel 2020 quando Gianni ha una colica renale devastante e i medici gli comunicano che ha circa 8 mesi di tempo per effettuare un trapianto. Inizia così il conto alla rovescia verso l’operazione con visite e analisi. “Per fortuna – spiega Enrico – la compatibilità dei tessuti fra di noi era perfetta e così sono entrato in camera operatoria al mattino uscendo la sera tardi in terapia intensiva. Fino a quel momento non ero mai stato sotto i ferri, ma ricordo i momenti di tenerezza e gli sguardi con gli occhi lucidi con Gianni, mano nella mano, prima dell’anestesia totale”.
Nel giro di poche ore i fratelli condividono un rene, che passa dall’uno all’altro, così come la vita ritorna a fluire. Poi gli occhi si riaprono complici e felici. “Al risveglio ricordo il dolore per l’operazione e il primo pensiero che va a Gianni che era in una stanza dell’ospedale lontano da me. Appena ho potuto sono andato sulla soglia del reparto di Nefrologia, lui è uscito dalla stanza e ci siamo salutati…”.
In Italia circa il 30% della popolazione rifiuta ancora di donare i propri organi e il 16 aprile scorso è stata la Giornata nazionale della donazione di organi. La campagna ‘Donare è una scelta naturale, dichiara il tuo sì in Comune’, promossa dal Centro nazionale trapianti e dal Ministero della salute, in partnership con Anci, invita i cittadini alla dichiarazione di volontà al momento del rilascio o del rinnovo della carta di identità in Comune.

(Gianni Bonali, ilrestodelcarlino.it)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto