Un fiorentino campione del mondo dei trapiantati: “Lo sport? Un omaggio ai nostri donatori”

Portano in campo loro stessi ed una nazione intera. Ma è un po’ come se avessero le forze raddoppiate. La nazionale che rappresentano è davvero particolare ed è quella dei trapiantati: possono partecipare tutti coloro che hanno subito il trapianto di un organo.

Ogni due anni si giocano i “Giochi mondiali per trapiantati“, una sorta di olimpiade estiva (alternata con quella invernale) e loro si affrontano in tante discipline. Ad aprile in Australia la nostra nazionale ha ottenuto il record di medaglie mai conquistate in questa competizione: 49 (nell’edizione precedente erano state 14).

Nei 34 italiani che hanno composto la delegazione italiana volata a Perth c’era anche un fiorentino, si chiama Niccolò Scelfo. Nel 2019 ha subito un trapianto di fegato a causa di una malattia rara autoimmune: “Io ho sempre praticato sport, ne ho fatti svariati a livello agonistico, di squadra e individuali. – dice – Con l’iscrizione alle liste per il trapianto una dottoressa mi disse brutalmente che non avrei mai fatto più sport in vita mia. Rimasi scioccato. Fu una cosa che non mi tornava tanto e sentii un secondo dottore che per fortuna smentì questa teoria: lo sport è benessere anche per un trapiantato“.

Quella di Niccolò è una storia che parla di riscatto, ma prima di tutto di voglia di normalità: “Ho subito contattato le associazioni che si occupano di sport trapiantati: ho dovuto fare sport adatti ma anche nuovi per dimostrare di saper fare anche delle discipline nuove“, racconta. Non si è arreso alle avversità, neanche a quelle riguardanti la salute. Lui è fiorentino ed ha 41 anni: “Per il mio intervento ho avuto sette episodi di rigetto di organo, mi hanno detto che sono un caso unico“.

Per di più Niccolò in Australia ha contratto il Covid, non uno scherzo per un trapiantato: “Siamo arrivati in Australia il 12 aprile e la partenza per il ritorno era prevista il 22. Io sono rientrato il 28. – spiega – Mi sono accorto di stare male il pomeriggio dopo torneo di basket. Sono stato in ospedale, un po’ di strascichi li ha lasciati“.

Dell’esperienza australiana ora Niccolò porta però con sé soprattutto le vittorie: campione mondiale nella pallavolo e nel basket. Sì, ha giocato entrambe le discipline, stravinte senza perdere una partita (neanche un set nella pallavolo). Ma non è tutto: è anche campione italiano e medaglia di bronzo europea nel lancio giavellotto.

Non ho neanche potuto festeggiare con i miei compagni, me la sono vista molto brutta“, sottolinea. “Conoscere trapiantati è bello: siamo tutti accumunati dal fatto di essere vivi per avere un donatore. In Australia abbiamo condiviso alcune esigenze pratiche, come trasportare tutti i nostri farmaci dall’altra parte del mondo, o come somministrare le nostre terapie. Essere con persone intorno che affrontano la stessa cosa ci dà grande energia. E quando scendiamo in campo rappresentiamo anche il nostro donatore, è come se fossimo doppi. Vogliamo in qualche modo rendere omaggio a coloro i quali, donando un organo, ci permettono di essere a fare sport oggi“.

Quando si ritrovano per raduni e partite tengono anche incontri dove raccontano la loro esperienza, anche nelle scuole, per far capire l’importanza della donazione organi. “Per noi è stato un onore rappresentare l’Italia: – rimarca Niccolò – non capita tutti i giorni. Rappresentare anche tutte le persone che hanno contribuito ad essere lì: le persone che ci aiutano tutti i giorni“.

Oggi Niccolò è tornato al lavoro, a Firenze. Lavora per un noto marchio sportivo come direttore della community mondiale degli ambasciatori del brand. Ha una compagna, Valentina: “Mi ha aiutato tantissimo, anche se a distanza, perché è rimasta in Italia, ho sempre sentito la sua presenza. La sua vicinanza, come quella di tutta la mia famiglia, – conclude – è stata fondamentale“.

(firenzetoday.it)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto