Trasformate la noia in divertimento

Una delle principali cause di stress è svolgere azioni ben poco gratificanti. Eppure la nostra mente ha molte risorse per aiutarci a cambiare atteggiamento. E raccogliere nuove energie interiori

di Vita e Salute

Una delle cause principali della stanchezza e dello stress è la noia. Ma come nasce la sensazione di noia? È una condizione causata da mancanza di stimoli o di interesse nel fare qualsiasi attività. La scienza medica ha evidenziato che la noia stanca più dello sforzo fisico. A questo proposito, lo psicologo statunitense Edward Lee Thorndike (1874-1949) affermò che: “La noia è la vera causa della minore produttività”. Essa colpisce moltissime persone di ogni età ed estrazione sociale, e può fungere da anticamera per molti vizi e cattive abitudini, che finiscono per ripercuotersi sulla nostra salute. I sintomi più tipici sono un perenne senso di stanchezza e svogliatezza, l’incapacità di concentrarsi e di trovare stimoli di qualsiasi tipo e una certa irrequietezza e irritabilità.
Fortunatamente esistono alcuni modi per evitare di annoiarsi, dando un senso alla propria giornata e a quei momenti di vuoto che sembrano incolmabili. Ci sono, in effetti, situazioni in cui quello che stiamo facendo non ci piace proprio. Non ne capiamo il senso. Potrebbe riguardare un lavoro, una materia di studio, un esercizio sportivo, ecc. In questi casi, invece di abbatterci, la soluzione è quella di pensare a come rendere quell’attività “stupida” in “divertente”. Farlo ci aiuterà tantissimo. Avremo più energia e ci lamenteremo meno. Vediamo i passi da fare.

Orientare la mente con le domande giuste

Marco Aurelio, filosofo e imperatore romano, affermò che “La nostra vita è quella che i nostri pensieri vanno creando”. Cosa significa? Significa che cambiando i nostri pensieri possiamo cambiare il nostro star bene. In pratica, invece di dirci e ridirci che le cose non vanno come vorremmo che andassero, cambiamo il focus, ponendoci domande diverse.
Per esempio: “Che cosa c’è di positivo in quello che sto facendo?”; “Come posso rendere piacevole quello che sto facendo?”; “Che cos’è, in questo momento, che mi rende felice nella mia vita?”; “Che cosa sto imparando dalle mie attività?”.
Grazie a queste domande, si può provare a dirigere la mente verso stati d’animo più produttivi e felici.

Che cosa fai veramente?

È possibile che quando si svolgono attività poco gratificanti e noiose ci si senta demotivati e inutili. Ma la psicologia dimostra che non conta tanto ciò che si fa nella vita lavorativa bensì come uno lo fa. Ancora una volta l’aspetto determinante è l’atteggiamento mentale: se ci sentiamo infelici, tristi e insoddisfatti per ciò che svolgiamo, sarà così che ci sentiremo, indipendentemente dai compiti svolti. Per questo motivo è importante che dare un significato al lavoro o allo studio che si sta facndo. Non sempre, infatti, abbiamo chiaro il nostro obiettivo e quale sia la nostra missione nel mondo che ci circonda; ma se prestiamo attenzione alle piccole cose che ci accadono intorno, con gratitudine e umiltà, potremo scoprire qual è il ruolo che la vita ci riserva.

La filosofia del “Come se…”

Come affermò Thomas Jefferson: “Niente può impedire all’uomo che ha il giusto atteggiamento mentale di raggiungere i suoi scopi; niente al mondo può aiutare un uomo che ha un atteggiamento mentale sbagliato”. L’entusiasmo si vede e si sente. Ma come lo si può manifestare? Semplicemente parlando e agendo con entusiasmo. Si chiama la filosofia del “come se”. E fu elaborata da William James che la raccomandava ai suoi pazienti. Se infatti agiamo “come se” il lavoro o l’attività – che in questo momento non ci aggrada – ci entusiasma o ci appassiona, finiremo col farcelo piacere per davvero. Illuminante è anche una frase del famoso filosofo greco Eraclito: “Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi”.

In pratica

Ecco alcuni suggerimenti per trasformare in modo più concreto una situazione da noiosa a piacevole.

  1. Pensa a un’attività che proprio non ti piace fare o svolgere. Potrebbe riguardare l’ambito lavorativo oppure lo studio: quando si affrontano, per esempio, materie che annoiano. Ma potrebbero essere anche attività domestiche come cucinare, fare le pulizie, il bucato, la spesa, ecc.
  2. Adesso prova a pensare come potrebbe essere più bello e divertente se quella attività diventasse più piacevole.
  3. Per rendere più piacevole qualcosa di noioso inizia a prendere gli eventi che ti succedono con più leggerezza.
  4. Ora chiediti: “Cosa potrei fare, concretamente, per rendere piacevole ciò che ritengo noioso?”. Pere esempio, potresti ascoltare della musica, guardare la tv o svolgere attività all’aperto o in un ambiente che ti aggrada di più. Usa la tua creatività per escogitare soluzioni soddisfacenti.
  5. Non tergiversare. Anche se non lo vuoi, prima o poi arriverà il tempo di svolgere quei compiti o attività che non ti entusiasmano. Se non vuoi aumentarne lo stress, affronta le situazioni per tempo. Rimandare non serve a nulla. A questo proposito gli americani dicono: “Uccidi il mostro finché è piccolo”.
  6. Cambia le tue immagini interiori. Presta attenzione alle immagini che crei quando ti senti annoiato e frustrato in quello che fai e rimpiccioliscile, allontanale e rendile indistinte e scure. Sostituisci a queste delle immagini più rilassanti e divertenti. Dopodiché fai in modo che le nuove immagini siano grandi, vicine, a colori e nitide.
  7. Cambia il tono della tua voce interiore in modo da renderlo profondo e seducente rispetto a quello che dovrai svolgere. Immagina, per esempio, che sia il tuo attore o attrice preferita a dirti quello che devi fare.
  8. Ridi e divertiti. Impara a vedere qualsiasi situazione spiacevole in una cornice divertente.
  9. Nessun evento ha valore in assoluto e tutto passa. Anche se quello che stai facendo non ti piace per niente, pensa che non sarà per sempre. Fai quello che devi fare con amore e passione e ne sarai ricompensato.
  10. Tieni a mente che il tuo benessere piscologico si rafforza anche in quello che non si ama fare. È sviluppando le competenze deboli che si possono rafforzare le competenze forti.

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