heart, card, pastels-762564.jpg

Torino, trapianto di fegato collegato al cuore salva bambina da una rara forma di tumore

La piccola è nata nel capoluogo piemontese da genitori di origine cinese. Il padre: «Eravamo disperati»

Le hanno impiantato un fegato, collegandolo direttamente al suo cuore. È così che è stata salvata una bambina di 5 anni a Torino, all’ospedale Molinette della Città della Salute, con l’intervento chirurgico di 12 ore eseguito da un’equipe composta anche di medici del vicino ospedale infantile Regina Margherita. Nata nel capoluogo piemontese da genitori di origine cinese, la piccola aveva scoperto la malattia quando era andata con la famiglia in Cina nel 2021.

Cosa è successo
Un anno fa era tornata e aveva iniziato le cure con chemioterapici di ultima generazione all’Oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, diretta dalla professoressa Franca Fagioli, fino a poterla candidare al trapianto. «Si è trattato di un intervento eccezionale, che non abbiamo mai fatto in questo modo su un bambino, ma con una tecnica già sviluppata sugli adulti per trombosi della vena cava. È stato necessario un donatore con certi tipi di caratteristiche, cioè che avesse la disponibilità di tutta la vena retroepatica e di parte dell’atrio destro del cuore, quindi che non dovesse dare il cuore in donazione». A spiegarlo è il professor Renato Romagnoli, che dirige l’équipe chirurgica del Centro Trapianti di fegato dell’ospedale. «Servivano tutte queste parti – ha chiarito – perché in sostanza dovevamo arrivare dal piano inferiore, dove c’è il fegato, fino a quello superiore, dove c’è il cuore, e l’abbiamo fatto usando tutta la vena retroepatica e parte dell’atrio destro del donatore per collegare il fegato in continuità al cuore», perché nella piccola paziente la vena cava inferiore era del tutto trombizzata e ostruita tra le vene renali e l’atrio destro del cuore.

Poco tempo a disposizione
E c’era anche fretta: meno di un mese per trovare il donatore, operare e riprendere i farmaci. «Perché per questo tipo di tumori le terapie oncologiche possono essere sospese per non oltre mese» ha chiarito Romagnoli. E il fegato giusto è stato trovato in pochi giorni in Germania, dov’era deceduto un bimbo, e prelevato grazie all’impegno del Centro nazionale trapianti e del Centro regionale trapianti del Piemonte-Valle d’Aosta, diretto dal professor Antonio Amoroso. Sotto il controllo dei cardiologi ecocardiografisti guidati dal dottor Gianluca Alunni, Romagnoli e il dottor Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita, hanno quindi effettuato una ventina di giorni fa il trapianto con l’accesso al cuore dall’addome per via trans-pericardica.

La felicità del padre
La piccola, dimessa dalla Rianimazione diretta dal dottor Balagna verso l’Area Semintensiva Chirurgica del Centro trapianti, ora è in recupero post-operatorio nella Gastroenterologia pediatrica del Regina Margherita, diretta dal dottor Pierluigi Calvo. «Ha ripreso bene, è contenta, contentissima, ha mangiato un pochino di più» sorride il signor Kun, il padre, raccontando la disperazione dei primi momenti. «Mai perdere la speranza, soprattutto nei bambini» sottolinea Romagnoli, parlando di una famiglia «che ha capito benissimo che abbiamo fatto tutto possibile per la piccola».

(IlMessaggero.it)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su