stress e cuore

Stress: impariamo a non stressare il cuore

Lo stress causato da ansia, rabbia e paure è un fattore di rischio per l’apparato cardiovascolare. Il perché è legato a un’area del cervello, l’amigdala.

di Vita&Salute

Una mente serena è importante per la salute del nostro cuore, quanto una dieta corretta o una giusta attività fisica. Lo stress, da meccanismo di attivazione indispensabile per la nostra sopravvivenza, si può trasformare in un pericolo. Proviamo allora a gestire i pensieri negativi, a partire dalle pratiche meditative e dall’esercizio fisico.

Lo stress fa male al cuore. Grazie a recenti studi, abbiamo scoperto che esiste una relazione tra l’amigdala, l’area del cervello più strettamente legata alla nostra vita emozionale, e i processi infiammatori che mettono a rischio il nostro apparato cardiovascolare. In pratica, un aumento dell’attività dell’amigdala, l’area che elabora le emozioni come ansia, paura o rabbia, agisce sul sistema immunitario aumentando la produzione di globuli bianchi, e attivando processi infiammatori che agiscono sulle arterie. In pratica il cervello manda al sistema immunitario un segnale sbagliato, che in determinate condizioni può causare infarto, angina e ictus.

Una mente serena

Una mente serena è importante per la salute del nostro cuore, quanto una dieta corretta o una giusta attività fisica. Emozioni e stile di vita di fatto concorrono allo stesso modo a tenerci in salute e a farci ammalare. E lo stress, da meccanismo di attivazione indispensabile per la nostra sopravvivenza, si può trasformare in un pericolo.

Che cos’è esattamente lo stress?  Letteralmente significa stiramento: uno stimolo di stress è ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno per alzarci dal letto al mattino. La situazione cambia però quando lo stress si prolunga nel tempo, senza che ci sia una ragione reale, diventando il compagno permanente della nostra giornata: è allora che contribuisce ad aumentare la probabilità per tutte le malattie cardiovascolari, infarto e ictus in testa. Perché la reazione fisiologica da stress, preziosa quando dobbiamo prepararci alla fuga o alla difesa, provoca il rilascio di ormoni che aumentano la pressione del sangue, incrementa l’apporto di sangue e ossigeno ai muscoli, oltre ad aumentare la capacità del nostro sangue di coagulare. Tutti meccanismi che hanno funzioni protettive quando siamo impegnati in un combattimento, ma che favoriscono la formazione di trombi e altri eventi cardiovascolari.

Un problema che riguarda anche le donne: troppo spesso si tende a dimenticarlo, ma le malattie di cuore sono la prima causa di mortalità femminile. E proprio la relazione tra stress e patologie cardiovascolari aiuta a spiegare la particolare fragilità del cuore femminile.

La meditazione come rimedio

Se però la mente può generare malessere, può anche fornirci strumenti utili per stare meglio. Per esempio, diverse forme di meditazione possano aiutarci a combattere gli effetti dello stress e a migliorare il nostro modo di gestire i problemi quotidiani. L’obiettivo è di lavorare sul sistema delle reazioni da stress, per mettere in prospettiva quello che ci succede.  Un vantaggio che si prolunga anche al di fuori del tempo dedicato alla pratica meditativa. Chi fa questa esperienza acquista la capacità di reagire in modo diverso agli stimoli negativi, imparando a non identificarsi con le proprie emozioni. Scardinando così un meccanismo difensivo che abbiamo ereditato dai nostri antenati: noi siamo più sensibili agli stimoli negativi, agli allarmi piuttosto che alle buone notizie, e questo ci ha consentito di sopravvivere. Il problema è che abbiamo sviluppato la capacità di memorizzare e di rimuginare su quanto ci preoccupa – e le ruminazioni sono proprio uno dei sintomi della depressione – arrivando a sviluppare quel tipo di pensieri catastrofici che generano malessere.

La meditazione non deve però essere considerata una sorta di tranquillante naturale; al contrario, questo tipo di pratica ci porta a osservare più attentamente quanto ci succede, ma senza identificarci nei pensieri negativi o lasciarcene invadere. In qualche modo è il vecchio consiglio della nonna: “Non ci pensare!”; o meglio, non ti soffermare sui pensieri: osservare come il nostro stato mentale muti continuamente, rendendoci conto quante delle nostre sofferenze sono generate dalla mente, ci può aiutare a stare più “comodi” nel disagio.

Senza dimenticare quanto lo stile di vita possa contribuire a renderci più forti. Un’alimentazione sana e bilanciata, il giusto riposo e 30-40 minuti di attività fisica moderata – almeno cinque volte a settimana – aiutano a gestire lo stress, producono più energia, migliorano l’autostima. E riducono il rischio di ipertensione, malattia coronarica, aterosclerosi, infarto, e anche diabete e cancro. Anche solo camminare mezz’ora al giorno può fare la differenza, se fino a oggi siamo stati sedentari.

In sintesi: un’altra prospettiva

  • Le nostre emozioni influiscono sul cuore.
  • In altri termini, quando perdiamo la possibilità di controllare la nostra reazione fisiologica allo stress, l’amigdala si attiva continuamente compromettendo il nostro sistema cardiocircolatorio (e non solo). Un fattore di rischio che riguarda tutti, perché può renderci vulnerabili, anche se conduciamo una vita apparentemente sana.
  • Le donne sono a rischio di eventi cardiovascolari, come e più degli uomini.
  • Per prevenire questi disturbi è utile imparare a mettere in prospettiva le cose che ci succedono: possono aiutare la meditazione, ma anche una pratica spirituale come la preghiera, attività rilassanti e passare del tempo nella natura.
  • Impariamo ad ascoltare il nostro corpo, cercando di osservare con distacco i pensieri che ci assillano senza farcene controllare.
  • Alimentazione corretta, attività fisica e riposo sono indispensabili per mantenersi in forma.

AIDO ringrazia Fondazione Vita e Salute e la Chiesa Cristiana Avventista che con il suo 8×1000 sostiene la promozione di un percorso di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e insieme un gesto concreto verso la promozione della cultura del dono.

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