Se i Micrortaggi sono la tavola del futuro

È una delle mode del momento. Sono superfood coltivati con particolari tecniche: steli vegetali, foglioline di insalata e altro ancora. Tutti fortemente ricchi di vitamine e minerali. Proviamo a scoprirli per capire il loro vero potenziale

di Vita e Salute

Una delle mode del momento, fra le più gettonate, è quella dei microgreens, un termine che in italiano sta per micro-ortaggi. Una novità assoluta? Non proprio. Sono nati negli anni Ottanta del secolo scorso nel Sud della California e da allora si stanno diffondendo in tutto il mondo, Italia inclusa, dove sul tema sono venute fuori importanti novità scientifiche.

Che cosa sono

Si tratta di steli vegetali, come cavolo e barbabietola, di foglioline di lattuga e di tanto altro ancora. Sono verdure e ortaggi in miniatura, che si raccolgono a partire dai 7 ai 25 giorni dopo la germinazione del seme che va dai 5 ai 7 giorni. Così c’è la possibilità di consumare prodotti sempre freschi. Dunque, sono raccolti in tempi assai rapidi, ancora prima di essersi sviluppati completamente, non appena viene raggiunto lo stadio immediatamente successivo a quello dei germogli e quello subito precedente alla fase adulta. Perché questa scelta? Perché in questa fase intermedia si ha la maggiore concentrazione di nutrienti.
Questi steli che hanno fatto passi da gigante e sono entrati in abbondanza di offerta sulle tavole. La prova? A oggi sono 100 le varietà di microgreens proposti, tra cui ravanello, porro, coriandolo, piselli, senape, basilico e fiori edibili.
Abbiamo prima detto che sono un po’ più grandi dei germogli, che una volta erano al centro dello schema alimentare vegetariano, per coniugare fresco, vegetale e miniera di nutrienti: in molti hanno acquistato o preparato i germogli in casa, per poi mangiarli da soli o mescolati all’insalata e ai primi piatti. Un successo così inarrestabile che li portò direttamente in vetrina sugli scaffali della grande distribuzione.

La differenza con i germogli

Ma germogli e microgreens sono la stessa cosa? No, i germogli sono “coltivati” al buio in acqua, il metodo può essere all’origine di muffe per via dell’umidità. I microgreens sono coltivati invece alla luce del sole (o al chiuso con lampade a led) con un’attenta e accurata gestione del clima che consente di verificare costantemente la quantità di acqua, umidità, luce e aria assimilata dalle piantine. Se poi si parte da semi biologici, siamo al massimo. Sono considerati il “cibo del futuro”, e non a caso stanno incontrando un notevole successo sulle tavole degli italiani più attenti alla qualità e nelle cucine di grandi chef, per il loro sapore, l’enorme versatilità riscontrata e perché sono considerati insuperabili per creare impiattamenti a effetto. E dulcis in fundo, chi li sceglie assicura che all’assaggio rilasciano un’esplosione di sapori che accendono il gusto.

Ancora poco noti tra i nutrizionisti

A questo punto, è imperativo porsi un interrogativo. Le mode – se di mode si tratta nel nostro caso – sono sempre scelte consapevoli? Ne abbiamo parlato, a margine di un incontro sui rimedi naturali con il dottor Aristide Colonna, Presidente dell’Associazione italiana di apiterapia, membro della Commissione internazionale di Apimondia, esperto di alimentazione. “Da molti anni mi occupo di prodotti nutraceutici e del cosiddetto super food, affrancandoli dalle mode del momento. Prescrivo questi prodotti ai miei pazienti solo a partire da rigorose sperimentazioni scientifiche. Questo vale sia per i prodotti delle api che per integratori naturali e alimenti. Per i micro-ortaggi c’è da dire che non sono così noti ai nutrizionisti di casa nostra, anche se un recente studio italiano ha mostrato interessanti effetti terapeutici. In attesa di ulteriori riscontri occorre segnalare che non richiedono fertilizzanti e pesticidi, sono a km0 per cui vengono abbattuti i costi di trasporto e della filiera. La CO2 emessa è inferiore alla media, sono economici”.
Sul potenziale nutritivo dei microgreens sono stati effettuati dei test dall’Usda, Dipartimento dell’Agricoltura degli Stai Uniti, nei quali si evidenziano contenuti di vitamina C fino a 6 volte superiori alla pianta matura; contenuti di vitamina E fino a 40 volte superiori alla pianta matura; contenuti di vitamina K fino a 20 volte superiori a una pianta matura; contenuti di beta-carotene fino a 40 volte superiori a una pianta matura. E non è tutto.
Si è appurato che i microgreens sono anche ricchi di minerali come manganese, magnesio, calcio, ferro ed sulforafano. A conclusione, si afferma che se questi steli entrano nell’alimentazione giornaliera aiutano a mantenere in equilibrio l’attività tiroidea, il sistema immunitario. Un cibo unico che trova il segreto del suo successo nel riuscire a mettere insieme gusto, proprietà nutritive ed estetica.

Lo studio italiano

E veniamo al recente studio italiano, portato avanti da un gruppo di ricercatori dell’Istituto per le scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Centro nazionale delle ricerche di Lecce e dell’Università Aldo Moro di Bari. Gli studiosi hanno reso noti i risultati della sperimentazione condotta presso un’azienda partner (Ortogourmet) il cui obiettivo è stato quello di testare una metodologia per far crescere microgreens biofortificati, in caso di particolari esigenze nutrizionali, e di verificarne l’applicabilità nel contesto di una serra aziendale. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sul Journal of the Science of Food and Agriculture. L’obiettivo della prima prova sperimentale è stato quello di produrre microgreens ad alto contenuto di iodio, elemento che svolge un ruolo cruciale per la corretta funzione tiroidea e la salute metabolica generale. La biofortificazione delle piante con iodio può essere un metodo efficace per controllare le carenze di questo elemento nel corpo umano. Scopo della seconda prova sperimentale è stato, invece, quello di ottenere microgreens a ridotto contenuto di potassio, con il fine ultimo di fornire a soggetti affetti da insufficienza renale un prodotto alimentare alternativo, in grado di limitare l’assunzione di tale elemento.
Che cosa ci dice la ricerca? Che i microgreens potrebbero trasformarsi in alimenti con caratteristiche nutrizionali specifiche, adatti a quanti soffrono di determinate carenze minerali o vitaminiche o che presentano ben precise patologie. Il vantaggio? Che non c’è il minimo intervento sul genoma della pianta. D’altro lato, appare chiara l’esigenza di ulteriori studi per quanto riguarda i micro-ortaggi fortificati e coltivati fuori suolo. E per tutti gli altri? Non sono conosciuti a fondo dai nutrizionisti italiani, ma non presentano controindicazioni di sorta.

Dove si trovano

Si possono acquistare micrortaggi già pronti in vaschetta non solo in negozi di alimentazione naturale ma anche nella grande distribuzione. Se ne trovano completamente biologici. E ancora digitando su google “micro – ortaggi” vedrete che c’è una ricca offerta di Startup che li propongono. Scegliete quella più vicina alla vostra zona.
Una volta acquistati in vaschetta possono essere tagliati con una forbice e poi riposti in frigo se non consumati del tutto. Non presentano controindicazioni e possono essere assunti in abbinamento a tante altre portate. Il consiglio è di non cuocerli e di utilizzarli crudi, per non perderne il sapore e le proprietà nutrizionali e organolettiche.
Per quelli fortificati, coltivati fuori suolo, occorre consultare il medico di fiducia.

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