Scoprire (prima possibile) l’Endometriosi

Difficile da riconoscere, numerose donne iniziano a fare i conti con questa malattia quando cercano di avere il primo figlio. È importante individuarla tempestivamente per rendere più efficaci i trattamenti. Ecco come orientarsi

di Vita e Salute

Come tante altre malattie femminili, anche l’endometriosi è una patologia “democratica”, che non fa sconti a nessuna e colpisce senza alcuna discriminazione. Secondo la definizione del Ministero della salute, “L’endometriosi è la presenza di endometrio, mucosa che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina, all’esterno dell’utero e può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa”. In realtà, la diagnosi non è sempre così facile, dal momento che è basata prevalentemente sulla sintomatologia che, tuttavia, tende a peggiorare con il progredire dell’età riproduttiva. Soltanto quando sono presenti chiare lesioni ovariche, che possono venire evidenziate ecograficamente, il sospetto diventa realtà. Ma a volte, localizzazioni sui legamenti pelvici non sono così ben identificabili in prima battuta, e ciò causa ritardi diagnostici, nonostante gli enormi progressi che ci vengono dalle tecniche di immagine, come la risonanza magnetica nucleare.

I sintomi

L’interrogativo più frequente che si pone la popolazione femminile riguarda la sintomatologia. Il sintomo più caratteristico è “rappresentato dal dolore al basso ventre”, prosegue Nappi, “prima, durante e dopo le mestruazioni (dismenorrea), la cui intensità è variabile e, talora, indipendente dal grado di estensione alla pelvi della malattia. Il dolore può accompagnare anche il rapporto sessuale (dispareunia) e interessare la vescica e il retto (dolore alla minzione e alla defecazione). Nell’insieme, il dolore cronico influenza in modo significativo la vita della donna, con notevoli risvolti sul versante del tono dell’umore e dell’efficienza psico-fisica”.
Altri sintomi importanti: infertilità (30/35%), aborti spontanei, affaticamento cronico, periodi di stitichezza alternati ad altri di diarrea. Questi ultimi sintomi sono molto spesso associati a una diagnosi di “colon irritabile”, in quanto i sintomi sono simili tra loro.

Cause ancora da capire

Non sono ancora del tutto comprese le cause e a non esiste alcun trattamento in grado di risolverla in modo definitivo. In più, malauguratamente, l’endometriosi può coinvolgere vari sistemi di organi e i suoi sintomi, spesso cronici, possono influenzare in modo considerevole la produttività lavorativa, la vita sociale, le relazioni intime e la salute mentale, oltre a comportare notevoli costi sociali. Per questo il riconoscimento dei sintomi e la diagnosi precoce sono fondamentali per un trattamento tempestivo. Già i medici di famiglia possono porre diagnosi clinica di endometriosi e avviare una prima gestione medica, inviando quanto prima la paziente al ginecologo per la terapia ormonale o la chirurgia di seconda linea (il trattamento che viene iniziato al momento della progressione della malattia, durante o dopo aver eseguito la cosiddetta “prima linea” di terapia).

Gli step principali per la diagnosi

Primo appuntamento col medico: parlare di tutti i tuoi sintomi con il ginecologo. Spesso viene sottoposto un veloce questionario iniziale per comprendere la situazione attuale della paziente. Pertanto, per arrivare alla prima visita è bene preparare dalla settimana precedente un promemoria che riporti i dolori e la loro localizzazione.
Visite ginecologiche (vaginale e rettale) per valutare se ci sia presenza di endometriosi nella parte bassa delle pelvi.
Risonanza magnetica ed esami del sangue: in base ai risultati delle visite il medico potrà prescrivere risonanza magnetica specifica o analisi del sangue. In ogni caso, non c’è da preoccuparsi: sarà il ginecologo a indicare esattamente che cosa fare.
Valutazione e diagnosi: completati gli esami prescritti viene fissata una nuova visita dove il medico ginecologo prenderà visione dei risultati e sarà in grado di fornire alla paziente una diagnosi.
Definizione trattamento: al termine della seconda visita, il medico, qualora avesse individuato la presenza di endometriosi, fornirà alla paziente il piano terapeutico da seguire o, in casi specifici, comunicherà l’intervento da dover fare.

Quali terapie?

Le terapie oggi disponibili mirano al controllo dei sintomi e comprendono la soppressione ormonale, la chirurgia o una combinazione di entrambi gli approcci, nonché l’assistenza multidisciplinare per affrontare il dolore persistente. Ma, insistono gli esperti, per impostare un corretto trattamento serve una diagnosi tempestiva: sebbene la chirurgia possa fornire un riscontro istopatologico definitivo, la maggior parte delle linee guida internazionali raccomanda una diagnosi non chirurgica basata su sintomi, risultati dell’esame obiettivo e imaging (insieme di procedure attraverso cui è possibile monitorare una precisa area del corpo con immagini), per ridurre i ritardi nell’inizio del trattamento.

Per un approccio olistico

Per questa patologia può venire in soccorso anche la Pnei, Psiconeuroendocrinoimmunolgoia. Si tratta di una prospettiva scientifica che ha messo in evidenza come i processi organici e fisiologici possono avere influenza sulla psiche, e viceversa. Vediamo come.
Alle donne con endometriosi si propongono alcuni suggerimenti, specie in ambito alimentare: modulare la risposta immunitaria; ottimizzare la funzione epatica; stimolare il transito intestinale e il ripristino della flora batterica. I cibi ricchi di fibre o i prebiotici facilitano il transito intestinale equilibrando la microflora dell’intestino crasso.
Le proteine animali – specie quelle della carne rossa e di maiale – contengono elevate quantità di acido arachidonico pro-infiammatorio. Invece, le proteine vegetali – soia, mandorle – e, per chi non è vegetariano, il salmone, aumentano la sintesi di prostaglandine antinfiammatorie e si rivelano particolarmente efficaci nella modulazione della crescita tumorale e del tessuto endometriale ectopico (ossia, situato in sede diversa da quella normale).
Il consumo di alcuni vegetali come carote, coste, cavoli, tarassaco, crescione e radice di bardana migliora la funzionalità epatica. La cipolla, l’aglio e il porro contengono composti organo-solfuri che modulano il sistema immunitario e contengono un bioflavonoide (la quercetina) che stimola la risposta immunitaria, protegge dall’ossidazione e inibisce la crescita tumorale.
Gli isoflavoni presenti nella soia e i lignani contenuti nei semi, inoltre, possono essere importanti in un approccio dietetico all’endometriosi. Inoltre, condimenti come la curcuma proteggono dai cancerogeni ambientali, riducono le infiammazioni e aumentano la secrezione biliare. Aggiungendo un cucchiaio di semi di cardo mariano sminuzzati si può migliorare la funzionalità epatica.

E i cibi da evitare? Sono lo zucchero, la caffeina, il latte, la carne rossa e l’alcol.

Info utili: Centro Italiano Endometriosi, tel 331 8427701, aie@endometriosi.it, www.endometriosi.it

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