Non fate gli schizzinosi a tavola

Un atteggiamento verso il cibo molto selettivo che può sfociare in qualche “fobia”. Alla base c’è un’educazione rigida ricevuta da bambini che rischia di non favorire scelte salubri da adulti e di prevenire quindi alcune patologie

di Vita e Salute

Alla sola vista di un piatto di verdure o di un fumante minestrone non pochi bambini storcono il naso, puntano i piedi e si rifiutano di mangiare. E le cose non migliorano quando intervengono i genitori che a forza cercano di convincerli, riuscendo solo a innescare pianti e urla.
Secondo però la psicologia alimentare, l’eccessiva severità potrebbe peggiorare addirittura le abitudini dietetiche. La conferma arriva da una ricerca dell’università del Michigan (Stati Uniti), pubblicata sulla rivista Pediatrics e condotta per 5 anni su 317 coppie madre-figlio (4, 5, 6, 8, 9 anni) secondo la quale più i genitori costringono i figli a seguire un determinato regime alimentare, forzandoli a ingurgitare ciò che non gli piace, più li rendono schizzinosi verso gli alimenti. “L’atteggiamento schizzinoso è assai frequente durante l’infanzia e i genitori sono convinti che con l’età adulta il sistema della selettività del cibo scomparirà. Ma non è sempre così. Altrettanto sbagliato è credere che sia corretto forzare i bambini ad assumere ciò che non piace, facendoli restare a tavola finché non svuotano il piatto; o provare a corromperli con il più classico dei baratti, offrendogli doppia razione del dolce preferito se mangiano tutte le zucchine”, fa presente Megan Pesch, la pediatra a capo dell’équipe che ha condotto l’indagine. Forzare e corrompere non paga, è chiaro. Dallo studio viene fuori, infatti, che se i ragazzi subiscono poche restrizioni e non sono costretti a escludere cibi considerati poco salutari crescono meno schizzinosi e si mostrano maggiormente disponibili alla sperimentazione a tavola, includendo nuovi alimenti. Viceversa, i bambini più selettivi sono risultati quelli sottoposti a una maggiore pressione nella dieta. E che non sia il caso di esagerare lo mostra il fatto che queste particolari “preferenze” alimentari possono durare anche in età adulta.

Un identikit

Ma in termini più scientifici qual è il profilo tipico dello schizzinoso – o il selettivo – nell’alimentazione? Si tratta di coloro che hanno repulsione verso molti alimenti, sia familiari che nuovi. Tra i comportamenti più abituali – tra bambini e adulti – c’è l’impossibilità di mettere in bocca cibo nuovo (neofobia) o per esempio l’incapacità di consumare un’insalata composta da verdure e ortaggi di diversi colori.
Ma attenzione, queste abitudini possono trasformarsi in un vero e proprio disordine alimentare che dal 2013, negli Stati Uniti, ha preso il nome di Arfid (Avoidant/restrictive food intake disorder – disturbo evitante/restrittivo nell’assunzione di cibo). Questo fenomeno si può presentare in diversi momenti della crescita di un bambino. Si parla del primo anno di vita, al momento di consumare la prima pappa; oppure del secondo, periodo durante il quale si verifica il passaggio dal cibo frullato a quello a pezzetti. E, infine, tra i tre e i cinque anni, quando il bambino inizia a rifiutare certi alimenti a cui era già abituato. Quando i casi sono seri si presentano vistosi cali di peso e carenze nutrizionali, e allora è doveroso intervenire anche con strumenti psicologici.

Altri indizi

Negli ultimi anni, negli Stati Uniti due studi hanno permesso di capire meglio quali caratteristiche presentano i ragazzi schizzinosi. A ottobre 2021, in un lavoro di ricercatori della Bowlinf Green State University, pubblicato sul Journal of Nutrition Educationand Behavior, incentrato su interviste a 500 studenti di college, nelle quali si richiedeva di parlare del loro rapporto con il cibo, non sono mancate le sorprese. In primis, si è visto che circa il 40% di loro ha detto di essere schizzinoso a tavola, una percentuale assai elevata che fa comprendere quanto sia esteso il fenomeno. Poi, il 65% fra loro ha dichiarato di assumere sempre gli stessi cibi, complessivamente una decina. Infine, altri hanno sostenuto di stare alla larga da fibre e verdure.

Le punizioni sono inutili

Che fare, allora? Un’altra ricerca della Duke University di Durhan, avviata dieci anni fa e chiusa verso la fine del 2021, pubblicata sull’International Journal of Eating Diorder una ricerca ha rivelato altri dati significativi. Sotto la lente, le esperienze di persone adulte schizzinose vissute quando erano bambini. A 19.200 soggetti che avevano dichiarato di essere schizzinosi o selettivi è stato domandato di descrivere la loro esperienza. In una seconda fase sono stati suddivisi in due categorie, quelli che erano malati di Arfid e quelli che presentavano abitudini alimentari molto meno estreme. Ebbene si è visto che l’80% di quanti avevano affermato di aver vissuto esperienze costruttive durante l’infanzia, ricordava una riposta flessibile e non autoritaria dei propri genitori e di aver seguito lezioni nutrizionali sull’alimentazione. In pratica, nonostante permanesse una selettività nella scelta degli alimenti riferivano di essere stati aiutati in maniera positiva. In tutto e per tutto inutili, di contro, erano stati considerati gli atteggiamenti punitivi, che non avevano portato alcun miglioramento, anzi avevano causato la formazione di veri e propri traumi.
Dalla ricerca emerge, in modo inoppugnabile, che tanto per cominciare non c’è un unico modo per aiutare chi ha un rapporto problematico con il cibo e che negli eventuali interventi occorre considerare l’unicità di ogni persona e della famiglia in cui vive, evitando infine di avvalersi di strumenti coercitivi per modificare la situazione.
In definitiva, forzare i bambini a mangiare cibi che non gradiscono non li porta a preferire una dieta sana e completa più avanti nella vita.

Come intervenire

Ma come possono intervenire, immediatamente, i genitori se un bambino al momento dell’assunzione di cibo fa lo schizzinoso?

  • La prima cosa da fare è interpellare il proprio pediatra. Con visita e monitoraggio della curva di crescita.
  • Poi, bisogna avere pazienza e dare tempo al bambino di abituarsi quando si propone un nuovo cibo. In genere questi “capricci” sono transitori.
  • Il consiglio ai genitori per intervenire è di concentrarsi su un pasto della giornata. Per esempio, si potrebbe scegliere la cena: in genere è il momento in cui la famiglia si riunisce al completo, evitando di esercitare pressioni e forzature sul bambino ma puntando sulla convivialità.
  • Un’altra valida soluzione sta nel condividere con il bambino la scelta degli alimenti: andare insieme a fare la spesa, coinvolgerlo durante la preparazione di un pasto e proporgli una portata con tre o quattro alimenti colorati diversamente.

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