Non è colpa della sfortuna

Credere nel malocchio, affidarsi ad amuleti o indovini non porta alla crescita personale. Il rischio è invece di perdere la fiducia in se stessi. I consigli per evitare le insidie della superstizione

di Vita e Salute

La superstizione governa la nostra vita molto di più di quello che crediamo. Tocchiamo ferro per fare gli scongiuri. Non camminiamo sotto una scala. Incrociamo le dita. Siamo propensi a pensare che i numeri e i giorni 13 e 17 siano sfortunati. Evitiamo un gatto nero. Se rompiamo uno specchio, pensiamo subito che possiamo avere sette anni di sfortuna, ecc. Questi sono tutti esempi di superstizioni. Ma di cosa si tratta esattamente? E come incide sulla nostra esistenza?
Alla base della superstizione vi è il desiderio di voler controllare o manipolare il nostro futuro. E per farlo si ricorre, appunto, a comportamenti, rituali, talismani che non hanno, però, alcuna relazione tra causa ed effetto.
Tutti noi desideriamo che le cose vadano per il verso giusto e che non ci capiti nulla di male. È assolutamente normale. Tuttavia, la superstizione nasce quando pensiamo, in modo del tutto irrazionale, che quel particolare gesto, vestito, amuleto, rituale o azione che in passato ci ha portato fortuna o sfortuna abbia in qualche modo influenza anche sui prossimi eventi. In realtà, questo accade di rado e la statistica ce lo dimostra.
Per esempio, come rileva lo psicologo sociale Stuart Vyse autore del libro Credere nella magia: la psicologia della superstizione (Oxford University press, 1997): “La superstizione ci offre un’illusoria sensazione di controllo sugli eventi. Essa fornisce alle persone la sensazione di aver fatto una cosa ancora per cercare di garantire il risultato sperato”. Ma se queste convinzioni sono così irrazionali, perché la maggior parte delle persone si comporta in modo superstizioso ogni giorno, senza nemmeno esserne consapevole?

Incertezza verso il futuro

È inutile nasconderlo. Viviamo in un mondo dal futuro molto incerto. Disastri naturali. Terremoti. Alluvioni. Ponti che crollano. Guerre. Minacce terroristiche sempre in agguato. Riscaldamento globale. Aziende che falliscono. Disoccupazione alle stelle. Risorse economiche sempre più limitate. Tutto questo ci ha portato a una maggiore incertezza e a un aumento dello stress. Ma tanto più questi fattori (stress, paure, incertezze, insicurezze) aumentano, tanto più il nostro comportamento diventa irrazionale. Ed è a questo punto che entrano in gioco superstizione, magia, chiaroveggenza, astrologia e tarocchi perché ci offrono una sorta di sicurezza. Ci permettono di sentire di avere un certo controllo su un mondo molto caotico, anche se queste azioni sono prive di logica. Eppure tutto questo non è positivo per il nostro benessere psicologico.
Come evidenzia Richard Wiseman, professore di psicologia presso la University of Hertfordshire nel Regno Unito: “I fattucchieri spesso ci prospettano problemi che neanche esistono, solo per poi offrirci un costoso rimedio. E sono abbastanza astuti da convincerci che è stato proprio il loro intervento a scongiurare un’inesistente minaccia. Coloro che invece si fanno leggere il futuro, spesso tendono a ignorare le predizioni negative concentrandosi su quelle positive” (R. Wiseman, Paranormale. Perché vediamo quello che non c’è”, Ponte alle Grazie, pp. 336, € 18,60).

Comportamenti automatici

Che dire invece degli oggetti così detti “portafortuna”? Anche in questo caso, sono portati da molte persone perché lo avevano con sé in un momento fortunato della loro vita. Anche se di per sé non sono negativi, bisogna ugualmente stare attenti perché in alcuni casi questi talismani diventano delle scuse per non prepararsi adeguatamente alle scadenze importanti. Ma la verità è che la maggior parte di questi comportamenti superstiziosi sono così integrati nella nostra cultura e nelle nostre vite quotidiane che spesso non pensiamo nemmeno perché li compiamo. Si fanno e basta. Facciamo un esempio.
Supponiamo di essere uno studente che abbia superato brillantemente l’ultimo esame vestendosi con una particolare maglia fuori dai pantaloni. Se quello studente sarà superstizioso, al prossimo esame si ripresenterà vestito in modo analogo. Che cosa c’è di male nel non rifarlo? In fin dei conti i costi di indulgere nella superstizione sono spesso così bassi (non lavare una maglietta e tenerla fuori dai pantaloni non è poi così grave e faticoso!). Di contro, il costo di fallire a un esame può essere invece molto alto. Allora, perché non rifare lo stesso gesto scaramantico al prossimo esame? Cosa c’è da perdere? Ma sono proprio queste ragioni che ci devono indurre a stare molto attenti perché un’esagerata credenza alla superstizione può condurci a un vicolo cieco nel quale abbasseremo la nostra autostima ed autoefficacia; non solo: potremmo diminuire anche la nostra attenzione e mettere a repentaglio la nostra incolumità. Ecco, perciò, alcuni consigli per non cadere nella trappola della superstizione e riprendere in mano la nostra vita.

Consigli anti trappole

Assumersi le proprie responsabilità. Seneca diceva: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Se troppo spesso attribuiamo la causa dei nostri insuccessi a fattori esterni e non alle nostre capacità e abilità, non cresceremo mai. Al contrario è molto importante capire che siamo noi i responsabili di ciò che accade nella nostra vita. Siamo noi, in qualche modo, gli artefici del nostro destino. Certo non tutto dipende da noi, ma ciò nonostante pensare di essere in balia dell’imprevedibilità degli avvenimenti e degli altri ci svuota di importanza e di controllo. Perciò, teniamo a mente, che non sarà certamente quella particolare maglia che ci farà avere o non avere successo. Piuttosto saranno la nostra preparazione, le nostre abilità, il nostro stato d’animo, la fiducia che abbiamo in noi stessi.
Non tutto può essere controllato. Assumersi le proprie responsabilità non significa essere infallibili e pensare di avere il controllo su tutto. La vita ha in sé un numero infinito di variabili che l’essere umano non ha il potere di controllare, ancor meno toccando ferro! Se così fosse, tutte le persone che fanno gesti di quel tipo ogni giorno, non avrebbero mai eventi negativi.
Prevenzione e protezione. Sappiamo che non esiste una condizione di rischio zero nella nostra esistenza. Affidarci perciò alla fortuna non equivale ad avere un comportamento sicuro e prudente. Il rischio si misura innanzitutto riconoscendo un potenziale pericolo e poi valutando, di volta in volta, la probabilità che quell’evento possa accadere moltiplicandolo per la sua gravità (R=PxM). Nostro obiettivo è ridurre i rischi che ci possono capitare. E per farlo dobbiamo affidarci a misure preventive, perché esse hanno l’obiettivo di abbattere la probabilità che si verifichi il danno e a misure protettive, perché esse tendono a ridurre la gravità del danno stesso. In pratica, se vado con un motorino oltre i limiti consentiti con una sola ruota e senza casco, ma ho però con me il mio “portafortuna” sto avendo un comportamento irresponsabile. Sfidare la sorte e affidarsi alla superstizione significano, in questo caso, essere persone schiocche che mettono a repentaglio la propria e altrui incolumità.
L’unico modo, perciò, per combattere la superstizione è convincere se stessi che il comportamento che si esegue, l’amuleto che si porta in tasca o la lettura ossessiva dell’oroscopo che ogni mattina si guarda, non hanno nulla a che fare con il risultato che speriamo di ottenere. Per raggiungere, invece, i risultati desiderati la strada da percorrere sarà sempre quella di fare un po’ di più del nostro meglio e credere nelle nostre potenzialità.

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