La sigaretta degli altri ci fa ammalare

Da oltre cinquant’anni sappiamo che il consumo di tabacco provoca dipendenza. Ma deve aumentare la sensibilità anche verso il fumo di passivo o di seconda e terza mano. Perché è pericoloso anche stare vicini ai fumatori o soggiornare nell’ambiente in cui altri in precedenza hanno fumato

di Vita e Salute

Anche rispetto alle conseguenze sulla salute, numerosi studi confermano i rischi del fumo passivo o di “seconda mano”. In altre parole, non solo è pericoloso fumare, ma anche stare vicini a coloro che fumano o soggiornare nell’ambiente in cui altri in precedenza hanno fumato (fumo di “terza mano”).
Numerosi studi compiuti in molte regioni del mondo confermarono che il fumo passivo aumenta non solo il rischio di cancro delle vie respiratorie, ma anche di infarto, malattie cardiovascolari e ictus. Ecco perché da tempo ormai si pone sempre più attenzione al rispetto dei divieti, che via via si sono allargati anche alle pertinenze esterne di ospedali e scuole, alla presenza di bambini e donne incinte.

Tabagisti senza esserlo

Per farsi un’opinione ragionevole sul fenomeno del fumo passivo, occorre conoscere il fatto che, quando il fumo viene immesso nell’aria, centinaia di sostanze pericolose restano in sospensione nell’ambiente e si depositano lentamente sugli oggetti, sugli arredi con cui abbiamo contatto tutti i giorni. Queste sostanze possono rimanere sospese nell’aria per diverse ore ed essere assorbite dall’organismo molto tempo dopo che una sigaretta ha smesso di bruciare. Un ricercatore italiano, Giovanni Invernizzi, aveva misurato già nei primi anni del nostro secolo l’inquinamento da particolato sottile da combustione del tabacco, giungendo alla conclusione che il fumo di sole tre sigarette in un garage produce tre volte più sostanze tossiche che un motore diesel di vecchia fabbricazione acceso per 30 minuti.
Nel 2016 un gruppo di ricercatori italiani, tra cui Ario Duprecht, Giovanni Invernizzi e Roberto Boffi dimostrarono che le particelle più pericolose possono inquinare le zone vicine ai fumatori, anche all’aperto. Altri altri studi hanno rilevato che pur fumando fuori casa, è sufficiente esalare una sola boccata di fumo in una stanza (es. rientrando dall’esterno) per far salire in modo consistente le particelle sottili, da cui il consiglio per i fumatori di permanere fuori per almeno 30 secondi, in modo da svuotare completamente i polmoni dal loro pericoloso contenuto.
Inoltre, a fare le spese del fumo passivo sono soprattutto i bambini. Fumare in casa li espone al rischio di un aumento di malattie respiratorie come l’asma o le allergie respiratorie. I lavori scientifici dei prossimi anni ci permetteranno di avere dati più precisi su ciò che vuol dire per la nostra salute stare a contatto con mobili, suppellettili e oggetti sui quali si sono depositate per anni decine di sostanze cancerogene, con cui veniamo in contatto, sia attraverso la pelle che con i flussi d’aria, i quali risollevano questi veleni, li immettono nell’aria, creando degli ambienti a rischio, fino a quando la patina velenosa non viene asportata da ripetute pulizie.

Di fronte al Covid

Di recente un gruppo di ricercatori, guidati da Silvano Gallus, ha prodotto i risultati di un vasto studio (Cosmo-IT) effettuato sui pazienti affetti da Covid ricoverati in circa 30 ospedali italiani durante i mesi più critici della pandemia. Accurate indagini sono state svolte sull’abitudine al fumo, ma anche su altri stili di vita praticati da questi pazienti (inclusa l’assunzione di alcol) per comprendere se c’era una correlazione tra malattia grave, decesso e consumo di sigarette. Lo studio, pubblicato sul Journal of Epidemiology del febbraio 2023, mostra che i fumatori avevano un rischio di mortalità da Covid-19 più che doppio rispetto a chi non aveva mai fumato (2,17 volte, per la precisione). Mentre il consumo di sigarette elettroniche non era correlato a un rischio aumentato di severità della malattia, il fumo di seconda mano si è rivelato un altro importante fattore peggiorativo della prognosi. I congiunti dei fumatori avevano il 67% di probabilità in più di morire a causa del Sars Cov2 rispetto a chi viveva in un ambiente smoke-free. Il rischio era particolarmente evidente per un’esposizione maggiore di 6 ore al giorno (99% in più di mortalità).

La tutela della salute collettiva

Alcuni recenti studi riportano conseguenze da fumo passivo anche per gli animali da compagnia, che finora sono stati un po’ superficialmente esclusi dalle considerazioni sanitarie. I danni del fumo di “seconda” e “terza” mano non sono probabilmente ancora conosciuti del tutto. Man mano che emergono nuovi risultati sembra accrescersi la necessità di aumentare il livello di protezione della popolazione dai rischi che esso comporta. In fondo uno dei più importanti e meno letti articoli della nostra costituzione (l’art. 32) è lì a garantire il diritto dell’individuo alla libera scelta in fatto di salute, sì, ma a sancire la priorità della salute collettiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto