Cuore biocompatibile impiantato a Napoli, prima volta in Europa

Il dispositivo impiantato all’Ospedale Monaldi

04/08/2021

Il paziente ha 56 anni e non è in condizioni cliniche per accedere al trapianto.
Il dispositivo gli dovrebbe dare il tempo necessario per rientrare nei parametri richiesti.

Assomiglia a una mela che al posto del picciolo ha un grosso tubo corrugato. Superficie traforata, lontana somiglianza per forma al naturale muscolo cardiaco umano, ecco la più recente innovazione tecnologica. L’ultimo cuore realizzato in laboratorio si chiama Carmat Aeson e, come i predecessori meno versatili, rappresenta la cosiddetta “soluzione bridge”, in attesa del trapianto vero e proprio, ed è stato impiantato per la prima volta in Europa al centro cardiochirurgico diretto da Ciro Maiello all’ospedale Monaldi di Napoli.

L’intervento è stato effettuato su un paziente di 56 anni, al quale le attuali condizioni cliniche particolarmente delicate non consentivano di ricevere un nuovo cuore. E quindi, nonostante la funzione temporanea di Carmat gli consenta adesso di tirare avanti, c’è sempre la speranza (e la possibilità) di un rientro nei parametri che lo rendano candidabile al trapianto. Il sistema, totalmente biocompatibile, è tutto meccanico, dotato di 4 valvole, anche queste ovviamente biologiche, e funziona grazie a piccoli motori elettrici alimentati a batteria che pompano il sangue nell’aorta o nell’arteria polmonare.

Ma la peculiarità del device che Maiello ritiene fondamentale, è rappresentata dal meccanismo di autoregolazione: “Questi apparecchi, e quindi anche Carmat, vengono impiantati nel torace di soggetti da trattare per scompenso biventricolare. Vuol dire che sia la camera destra del cuore che la sinistra sono entrambe in scompenso. Carmat, attraverso una serie di sensori e di software, si autoregola. Proprio come fa un cuore normale: se l’organismo ha bisogno di una maggiore gittata cardiaca, il dispositivo, in maniera automatica aumenta la frequenza”. Ma il 56enne scompensato napoletano, aggiunge il direttore, presenta un altro grosso problema perché “è affetto da un’elevata pressione polmonare. Ed è questa la condizione che al momento non gli consente di essere sottoposto a trapianto”.

Un progresso tecnologico, dunque, che apre le porte alla speranza di un device, in predicato di passare da soluzione a tempo a definitiva, evitando così financo il trapianto negli scompensati gravi. Alla base dello scompenso c’è l’insufficienza cardiaca che si instaura quando il cuore non riesce più a svolgere la sua funzione principe, quella di “pompa”, fondamentale per assicurare il flusso di sangue necessario a soddisfare le esigenze dell’organismo. Pur coinvolgendo principalmente la camera sinistra del cuore, quando interessa anche la destra, si parla di insufficienza cardiaca biventricolare. Ed è una condizione di rischio per organi vitali come cervello, fegato e reni, che restano a secco dell’ossigeno necessario per funzionare correttamente.

Su Carmat dice la sua anche Marisa De Feo, direttrice del dipartimento di Cardiochirurgia e dei Trapianti, nella speranza che consenta di “ripristinare la funzionalità polmonare necessaria per avviare l’iter per l’inserimento in lista trapianti. La gestione ottimale della procedura è stata possibile grazie a un lavoro multidisciplinare e alla cooperazione tra chi, da anni, seleziona pazienti con appropriata indicazione ad impianto di cuore artificiale totale e gli specialisti di Carmat che ci hanno seguito sia nella fase di training nel laboratorio dell’ospedale Georges Pompidou di Parigi, sia  durante la delicata fase   operatoria e perioperatoria. E poi, la nuova tecnologia, molto più silenziosa, è di più agevole gestione nella fase post operatoria, assicurando ai pazienti una migliore qualità della vita”.

(Giuseppe del Bello, Repubblica.it, 19/07/2021)

 

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