La medicina è poco attenta alle donne

Sperimentazione dei farmaci su soggetti maschi, pregiudizi sessisti e differenze nella fisiologia ancora non abbastanza approfondite ostacolano cure più efficaci nel sesso femminile. I consigli per compensare alcune di queste lacune

di Vita e Salute

“Signora, non è niente”; “Si preoccupa troppo, le do un ansiolitico”. Sono frasi che molte donne si sono sentite rivolgere dal medico. Spesso i problemi di salute delle donne sono minimizzati, per mancanza di studi adeguati e anche per la tendenza a ritenerle portate a lamentarsi troppo dei propri malesseri.
Una delle cause di questa differenza di trattamento sta nel fatto che la medicina occidentale si è sviluppata studiando organismi maschili, gli stessi utilizzati dalla ricerca farmacologica, tanto che ancora oggi gli animali impiegati negli studi preclinici sono prevalentemente di sesso maschile. “Le donne non sono solo diverse dagli uomini, ma cambiano nelle varie fasi della vita”, spiega Marina Ziche, già docente ordinario di farmacologia all’università di Siena. “Una delle ragioni per cui la ricerca ha usato e utilizza soprattutto maschi è che sono un modello relativamente stabile, che quindi fornisce dati più riproducibili, ma esclude la possibilità di raccogliere informazioni sull’effetto dei farmaci in relazione alle fluttuazioni ormonali e alle potenziali interazioni con gli anticoncezionali”. “Ancora oggi, per prudenza si tende ad arruolare più uomini che donne nella prima fase degli studi clinici, quella relativa alla sicurezza di un principio attivo”, aggiunge Alessandra Carè, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità. “D’altronde sappiamo che l’organismo femminile è più complesso di quello maschile, basti pensare alla duttilità del sistema immunitario e alla variabilità ormonale nell’arco di uno stesso mese”.

Si comincia a riconoscere le differenze

Una complessità che la medicina comincia a riconoscere: nel giugno 2019 è stato approvato il decreto che adotta il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere, previsto dalla Legge 3/2018.
È importante che i medici prendano atto delle differenze di genere, per esempio tengano conto del fatto che nelle donne l’infarto è spesso associato a sintomi diversi da quelli tipicamente maschili. Ma serve anche un cambiamento culturale che riguarda tutti: anche i cittadini devono imparare a conoscerle.
Senza dimenticare il problema dei farmaci, sviluppati in base alle reazioni di organismi maschili. Anche se le donne ne consumano più degli uomini, perché vivono più a lungo ma si ammalano di più, tanto che gli anni guadagnati rispetto agli uomini sono spesso segnati da patologie. Oggi ci si sta rendendo conto che probabilmente le donne hanno meccanismi più elaborati e sopportano meglio il dolore.

Metabolismo e sistema immunitario specifici

Inoltre, l’organismo femminile è molto diverso da quello maschile, e non solo perché in media le donne pesano meno. Pensiamo al metabolismo ma anche alla distribuzione del tessuto adiposo, senza contare la complessità del sistema immunitario femminile che contribuisce alla protezione della capacità riproduttiva, allo sviluppo fetale in gravidanza e alla crescita del neonato durante l’allattamento. Per questo alcuni farmaci possono avere un’efficacia diversa per le donne, e più frequentemente hanno un effetto tossico che a volte costringe a sospendere le terapie. A causa degli studi effettuati prevalentemente sugli uomini sappiamo che gli effetti avversi associati alla tossicità dei farmaci sono più evidenti e più gravi nelle donne, senza dimenticare che anche protesi e strumentazioni sono realizzate per un corpo maschile, e spesso danno un risultato peggiore sulle donne, come è stato riscontrato per esempio per le protesi d’anca.

Difficoltà di ascolto

Accanto alle diversità biologiche esistono però quelle psicologiche, la difficoltà per le donne di essere ascoltate – e prese sul serio – dai medici. Per colpa di stereotipi duri a morire, come conferma lo studio realizzato da Gattino e De Piccoli sul comportamento di medici di base già attivi e in formazione. Dalla ricerca emerge che tra i medici l’attenzione a questi temi è ancora scarsa, e c’è un atteggiamento sessista che porta a sviluppare una minore empatia e produce una visione stereotipata delle pazienti e dei loro problemi.
Oggi sappiamo che la relazione terapeutica è più efficace se medico e paziente sono dello stesso sesso e in particolare tra paziente donna e medico donna. In questo caso c’è maggiore empatia e si crea un rapporto di fiducia che porta a un approccio efficace alla terapia.
Gli uomini tendono a esprimere il loro malessere in modo diverso, fanno fatica a esprimere emozioni; mentre le donne lo fanno più facilmente, e questo forse induce i medici a identificare alcuni disturbi come un problema psicologico, prescrivendo ansiolitici o antidepressivi mentre agli uomini si danno piuttosto giorni di malattia per superare lo stress. Senza dimenticare i luoghi comuni, come l’idea che il nervosismo delle donne dipenda da problemi ormonali, un concetto che può arrivare a condizionare una scelta terapeutica.

Consigli pratici

Donne, fate queste domande al medico:

  • Quando andiamo dal medico non dobbiamo avere paura di fare domande, chiedere chiarimenti, verificare quali esami potrebbero aiutare a capire la nostra condizione e, nel caso, perché non sono prescritti.
  • Può essere utile farsi accompagnare da un familiare o un’amica che aiuti a spiegare e chiarire i diversi punti.
  • Alcuni studi dimostrano che un medico donna può essere più attento e disponibile ad ascoltare: è un elemento da prendere in considerazione.
  • In ogni caso vale la pena di cercare un medico che dedichi ai pazienti il tempo necessario. Se la prima diagnosi non è soddisfacente, non dobbiamo esitare a chiedere un secondo parere.
Le differenze tra maschi e femmine
  • Le patologie cardiovascolari sono per le donne la prima causa di mortalità, con una percentuale superiore a quella degli uomini, anche se i sintomi sono spesso diversi.
  • L’effetto protettivo dell’aspirina sull’apparato cardiovascolare è assai inferiore nelle donne. Le donne assumono più farmaci rispetto agli uomini, ma sono anche più spesso vittime di effetti collaterali.
  • Le donne sono più facilmente colpite da malattie croniche, e soprattutto da patologie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, sclerodermia e malattie autoimmuni della tiroide.
  • Nelle donne la localizzazione del tumore al colon è diversa da quella dei maschi, nella parte ascendente dell’intestino, più lontana dalla parte terminale, il che rende più difficile fare controlli e dà meno positività alla ricerca di sangue occulto nelle feci.
  • Le diagnosi di depressione riguardano in grande maggioranza le donne.
  • La malattia di Alzheimer è più diffusa tra le donne, il morbo di Parkinson tra gli uomini.
  • Uno studio recente mostra che le donne hanno maggiori probabilità di soffrire di long Covid rispetto agli uomini, e che i sintomi della malattia sono sostanzialmente diversi a seconda del genere.

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