«La cultura del dono è il nostro sì alla vita. Una scelta di civiltà».

Aido in festa. Il presidente regionale Valli: in Lombardia il più elevato numero di gruppi comunali, sono 365. La sfida del futuro: azzerare le liste d’attesa peri trapianti

«Oltre 500 persone in Italia muoiono ogni anno perché non hanno un organo che potrebbe salvarle. È una vera piaga sociale e il nostro impegno costante è per loro; sensibilizzare alla donazione. Anche perché pure noi potremmo trovarci dall’altra parte, da un giorno all’altro». E per dire sì non ci vuole chissà che: basta una firma. Poi certo, a qualcuno immaginarsi morto può dare fastidio e si lascia tutto in sospeso. Ma acconsentire all’eventuale dono di qualcosa di sé quando tutto sarà finito, è uno dei più grandi gesti di generosità e di amore. Si dice sì alla vita di altri, quando la propria è terminata.
Ieri l’Aido, Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule ha festeggiato tra Bergamo e San Pellegrino il 50° dalla sua fondazione, mezzo colo a promuovere una «scelta di civiltà che presuppone una maturazione personale – spiega il presidente regionale Corrado Valli, bergamasco di Trescore – anche questa è cultura e non è un caso che abbiamo deciso di festeggiare il nostro anniversario proprio a Bergamo Capitale della Cultura e dove Giorgio Brumat, il 26 febbraio 1973, fondò la Donatori Organi Bergamo che due anni dopo divenne Aido».

Valli lei rappresenta i 400.000 lombardi iscritti all’Associazione ed è bergamasco, terra capitale italiana dell’Aido, con questi 8Omila iscritti: una bella responsabilità
«La Lombardia è anche la regione con il più levato numero di Gruppi comunali, 365. Ma la nostra opera va al di là delle adesioni: è un lavoro di sensibilizzazione che, tessera o no, vuole portare al sì alla donazione».

Una scelta non scontata che deve fare i conti con lo scetticismo
«Le ricerche dicono che il 30% degli italiani sono scettici nei confronti della donazione, non perché contrari dal punto di vista etico o religioso, ma perché non si fidano, temono ci possano essere operatori sanitari in grado di ledere i loro diritti.
Ma, lo ribadiamo sempre, in Italia questo non è possibile; i trapianti vengono fatti esclusivamente in strutture pubbliche e la legge, che in Italia è tra le più rigorose in materia, prevede una tale mole di obblighi e controlli che è garanzia di sicurezza. Il nostro è anche un duro lavoro contro le fake news».

Quali?
Ad esempio, la falsa credenza che quando una persona entra in coma sia automaticamente avviata la procedura del trapianto, è un’informazione falsa che porta molti a opporsi alla disponibilità alla donazione di organi. Ma il coma non è la morte cerebrale: soltanto dopo rigorosi controlli in un periodo di osservazione continuativo di sei ore da parte di tre medici di specialità diverse si accerta la morte cerebrale, allora si valuta il prelievo».

Quest’anno le donazioni di organi sono aumentate del 14%; un dato che premia il vostro impegno
La nostra opera è mirata a far crescere questa coscienza civica e un grandissimo passo in avanti è stato fatto con “Una scelta in Comune”, ovvero la possibilità di esprimere la volontà di donare al momento del rinnovo della carta di identità, in municipio. Se Aido è a un milione e 400mila iscritti, con questo strumento i potenziali donatori sono arrivati a quota 4 milioni. Dal 2021 abbiamo anche un’altra arma formidabile, la app Aido che sfrutta la firma elettronica o lo Spid.  Poi c’è “Soffio vitale”, la postazione dentro l’hospitalstreet del Papa Giovanni con nostri volontari presenti, che è “gemmato” anche in altre cinque province lombarde».

Molti volontari e dirigenti di associazioni che operano nel campo della salute hanno avuto esperienze dirette di malattia: quale è la sua storia?
«Non sono né trapiantato né parente di trapiantati, ma semplicemente uno di quelli che come ha detto oggi monsignor Pelucchi alla nostra festa, anziché dire Ahimè ha scelto di dire Hai me, ti aiuto io.
E poi sappiamo che in Italia ci sono 50mila persone che vivono grazie a un donatore: potremmo trovarci noi stessi in questa condizione, tanti da un giorno all’altro scoprono di avere una malattia risolvibile solo con un trapianto. Se tutti fossimo favorevoli a donare, aiuteremmo noi stessi».

Nel festeggiare le conquiste fatte in 50 anni, quale sfida si propone per il futuro l’Aido?
«Portare a zero le liste d’attesa: oggi sono 8mila gli italiani che aspettano un trapianto».

(Marta Todeschini, L’Eco di Bergamo)

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