I reni in salute aiutano il cuore ed evitano i trapianti

In genere consideriamo questi organi esclusivamente come filtri per depurare l’organismo. In realtà sono alla base di complesse e delicate funzioni. Ecco tutte le ragioni per non arrivare tardi con le cure

di Vita e Salute

Sui reni – il cui nome non ci è ignoto – e del loro funzionamento abbiamo spesso solo informazioni superficiali e stringate che potremmo riassumere in una sola: questi organi (due grossi fagioloni lunghi circa 12 cm che pesano circa 150 g e che sono collocati nella parte posteriore dell’addome, proprio a fianco delle vertebre) producono l’urina depurando il sangue e l’organismo. Ma il loro funzionamento è determinante non solo per una generica (sia pure fondamentale) depurazione, ma anche per la regolazione della pressione arteriosa, per la formazione del sangue e il suo equilibrio acido-basico, per la costruzione e il mantenimento delle ossa mediante l’attivazione della vitamina D. E perfino per la produzione di glucosio, processo metabolico che si attiva in caso di necessità. E quando i reni non funzionano bene, le conseguenze sono ovviamente molteplici.

Insufficienza acuta o cronica

Occorre distinguere tra un rallentamento o un deficit transitorio e momentaneo della funzionalità renale da una situazione più grave. Nel primo caso siamo di fronte a un’insufficienza renale acuta, una condizione impegnativa, ma rimediabile con un’appropriata terapia. Nell’eventualità più grave, invece, i reni tendono a scivolare lentamente verso una funzionalità gravemente e progressivamente ridotta. Si parla in questo caso di una malattia renale cronica (Mrc) che evolve più o meno lentamente fino all’insufficienza renale cronica. Le problematiche per l’organismo si manifestano come conseguenza della compromissione di tutte le funzioni renali già ricordate. Non solo, quindi, un accumulo di liquidi e di sostanze di scarto nell’organismo, ma anche la mancata regolazione della pressione sanguigna (con il conseguente aumento del rischio cardiovascolare), l’indebolimento dello scheletro e un’anemia importante.

Se l’insufficienza aumenta

Un’indagine condotta dalla Società italiana di nefrologia (2018) ha chiarito che la malattia renale cronica interessa il 7% nella popolazione italiana, ma nelle persone affette da diabete, ipertensione arteriosa, obesità e alterazione dei grassi nel sangue (aumento della colesterolemia) i casi di insufficienza renale arrivano fino al 50%. Negli ultimi tre decenni, il numero di casi di Mrc è aumentato di quasi il 90%, sfiorando il raddoppio. Una crescita che, tra l’altro, non sembra fermarsi, complici anche il progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche l’aumento di soggetti con ipertensione, diabete e obesità. Condizioni che, in vari modi, determinano una progressiva usura dei reni e una loro ridotta funzionalità (giornaleitalianodinefrologia.it).

Si cura, ma non si guarisce

Mentre l’insufficienza renale acuta è dovuta, spesso, a fattori occasionali o temporanei e può generalmente essere curata efficacemente, l’insufficienza cronica progredisce silenziosamente e lentamente, producendo danni permanenti alla struttura e al funzionamento del rene. Per cui, nelle forme più avanzate e terminali, la vita è possibile solamente intervenendo con un trapianto di rene oppure, se non è realizzabile, con l’emodialisi.
Una terapia della Mrc che la faccia guarire non esiste. Esiste piuttosto un insieme di interventi farmacologici, modificazioni dello stile di vita e, alla fine, l’emodialisi che possono rallentare il decadimento della funzione renale e limitarne le conseguenze sull’organismo. È inutile nascondere tuttavia che il graduale decadimento della funzionalità renale produce un peggioramento della qualità della vita e, soprattutto nella sua fase ultima (l’insufficienza renale cronica terminale), anche la necessità di mettere in campo provvedimenti terapeutici molto costosi per il sistema sanitario. Come, per esempio, l’emodialisi.

Meglio dunque prevenire

Di fronte a questa patologia cronica, per la quale la terapia risolutiva non esiste, è evidente che sarebbe vantaggioso per tutti (la singola persona, il sistema sanitario, la società tutta) ragionare prima di tutto in termini di prevenzione.
La quale si basa essenzialmente sull’adozione di uno stile di vita che aiuti a ridurre il rischio per alcune condizioni patologiche che compromettono grandemente la funzionalità e la struttura renale. Si tratta, in sintesi, del diabete e delle malattie cardiovascolari e dei relativi fattori di rischio. Principalmente la colesterolemia elevata e l’ipertensione arteriosa.
Naturalmente, visto che incidono direttamente sulla funzionalità dell’apparato renale, non vanno trascurate anche condizioni come la presenza di calcoli nelle vie urinarie e l’ingrossamento della prostata.

Agire sullo stile

Per mantenere il più a lungo possibile una buona funzione renale e, quando si fosse sviluppata la Mrc, anche per ritardare al massimo il processo di decadimento del funzionamento dei reni ecco cosa fare.
Prima di tutto non fumare: il fumo aumenta il rischio cardiovascolare. In particolare di infarto o ictus, condizioni che sono associate a un più alto rischio di malattia renale.
È anche importante adottare una dieta sana e adatta alla nostra fisiologia, basata sul consumo quotidiano di frutta e verdure di stagione, di cereali integrali e legumi e di giuste quantità (30 g) di semi oleosi. Limitando o possibilmente eliminando eccessi di sale (alimenti conservati, salumi, formaggi), di zucchero (prodotti da forno industriali, bevande gasate, conserve) e di grassi saturi (carne, latticini). Ne trarranno beneficio la pressione arteriosa e il livello di colesterolo nel sangue.
Attenzione anche alle bevande alcoliche: oltre a un’azione tossica diretta dell’alcol sul tessuto renale, queste bevande possono causare un aumento della pressione arteriosa e della colesterolemia e spingere verso il sovrappeso e l’obesità.
Da non dimenticare l’attività fisica regolare: muoversi ogni giorno preferibilmente all’aperto (ma non l’attività sportiva agonistica) contribuisce ad abbassare la pressione arteriosa e riduce il rischio renale.
Un doveroso promemoria finale. È noto da decenni che i farmaci antidolorifici non steroidei (Fans), soprattutto se assunti in dosi eccessive o per tempi prolungati, possono causare l’insufficienza renale. Si tratta di farmaci “da banco” (aspirina, ibuprofene, ketoprofene, ecc.), acquistabili senza ricetta medica e abbondantemente pubblicizzati sui mezzi di comunicazione come metodo semplice, efficace e di routine per gestire e eliminare il sintomo doloroso oppure per abbassare la febbre. Minimizzandone i gravi effetti collaterali come ulcere gastrointestinali, infarto e, appunto, danni renali, ricordati di sfuggita con minuscole scritte o con fugacissime avvertenze sonore. Fate attenzione.

Altri consigli utili:

puliteli con Dash
Per ridurre il rischio di formazione di calcoli nelle vie urinarie bere (acqua, tisane) è sicuramente importante. Ma si può fare di più? Una ricerca effettuata presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston e pubblicata sulla rivista Journal of the American Society of Nephrology (2009) testimonia che la dieta Dash (Dietary Approaches to Stop Hypertension), di solito utilizzata per moderare i valori della pressione arteriosa, riesce anche a ridurre la formazione dei calcoli. Questa dieta è ricca di frutta e verdura, di noci e semi oleosi, di legumi e cereali integrali. È al contrario povera di bevande ricche di zucchero e di carni rosse e conservate (salumi e scatolame). Una dieta salutare per il sistema cardiovascolare, ma non solo. Il dato emerso è che, a parità di introito di liquidi, chi segue la dieta Dash urina più abbondantemente nel corso della giornata. Questa dieta comprende più vegetali (e quindi più acqua), ma contiene anche più citrati, sostanze che giocano un ruolo fondamentale nel prevenire la formazione dei calcoli renali. I ricercatori fanno notare che se il consumo quotidiano di frutta, verdura e cereali integrali è importante per ridurre il rischio di sviluppare calcoli ai reni, a maggior ragione questo regime dietetico dovrebbe essere adottato da chi ha già sofferto di questo disturbo e desidera prevenirne la ricomparsa.

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