Hiv, trapianto di cellule staminali: un paziente di 66 anni, malato da 30, è guarito dal virus

Il paziente di City of Hope è il quarto al mondo e il più anziano ad andare in remissione a lungo termine dell’HIV senza terapia antiretrovirale (ART)

Un uomo di 66 anni a cui è stato diagnosticato l’HIV nel 1988 oggi è libero dal virus e dal cancro, a seguito di un trapianto di cellule staminali. Questo l’annuncio rivoluzionario alla Conferenza internazionale sull’AIDS a Montréal in Canada.
Il paziente è stato curato presso la City of Hope, una delle più grandi organizzazioni di ricerca e cura del cancro negli Stati Uniti e uno dei principali centri di ricerca per il diabete e altre malattie potenzialmente letali.
Secondo quanto riferito, il paziente di City of Hope è il quarto al mondo e il più anziano ad andare in remissione a lungo termine dell’HIV senza terapia antiretrovirale (ART) per oltre un anno dopo aver ricevuto cellule staminali da un donatore con una rara mutazione genetica.
«Siamo stati entusiasti di fargli sapere che il suo HIV è in remissione e che non ha più bisogno di prendere la terapia antiretrovirale che aveva seguito per oltre 30 anni», ha affermato Jana Dickter, professore associato di clinica presso la Divisione di malattie infettive alla City of Hope.

IL TRAPIANTO

Secondo la struttura, il paziente ha ricevuto un regime di trapianto a intensità ridotta a base di chemioterapia prima del trapianto di cellule staminali. «La chemioterapia a intensità ridotta rende il trapianto più tollerabile per i pazienti più anziani e riduce il potenziale di complicazioni legate al trapianto», ha affermato l’organizzazione. Il paziente aveva infatti ricevuto un trapianto di cellule staminali del sangue a City of Hope all’inizio del 2019 per leucemia mieloide acuta da un donatore che ha una rara mutazione genetica, l’omozigote CCR5 Delta 32. Questa mutazione rende le persone che l’hanno resistenti all’acquisizione di determinati ceppi di HIV.
CCR5 è un recettore sulle cellule immunitarie CD4+ e l’HIV utilizza quel recettore per entrare e attaccare il sistema immunitario. Ma la mutazione CCR5 blocca quel percorso e impedisce all’HIV di entrare nelle cellule e quindi di replicarsi. Il paziente di City of Hope non ha mostrato infatti di aver replicato il virus HIV dopo il trapianto. «Siamo orgogliosi di aver svolto un ruolo importante nell’aiuto al paziente di City of Hope al fine di raggiungere la remissione sia per l’HIV che per la leucemia. È importante sapere che la nostra scienza pionieristica nel trapianto di midollo osseo e di cellule staminali, insieme alla nostra ricerca della migliore medicina di precisione per un malato di cancro, ha contribuito a trasformare la vita di questo paziente», ha detto Robert Stone, presidente e CEO di City of Hope.
Sebbene l’annuncio offra speranze a milioni di persone che vivono con l’HIV, gli esperti medici hanno avvertito che una procedura come questa non è una cura praticabile per il virus. Il dottor Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive, ha esortato alla cautela nel febbraio scorso dopo che i ricercatori avevano annunciato che una donna americana era stata curata dall’HIV dopo aver subito una nuova procedura di trapianto utilizzando sangue del cordone ombelicale donato.
«Non è corretto pensare che questo sia qualcosa di ampiamente praticabile» ha detto Fauci. Poiché il trapianto di midollo osseo è una procedura pericolosa e rischiosa, è considerato non etico eseguirlo su persone con HIV, a meno che anche la persona non abbia il cancro e abbia bisogno di un trapianto come parte del trattamento del cancro stesso.
Comunque, nonostante il fatto che questa non sia una cura pratica e applicabile per l’HIV su larga scala, ci sono stati incredibili progressi nel trattamento del virus e nell’innovazione nel corso degli anni che consentono alle persone che vivono con l’HIV di vivere una vita normale e sana.
Conosciuto come U=U, o Undetectable=Untransmittable, se una persona sieropositiva inizia un trattamento appropriato per l’HIV, lo pratica ogni giorno e porta il virus nel suo corpo a un livello non rilevabile, l’individuo non può trasmettere il virus a qualcuno fintanto che i livelli del suo virus rimangono non rilevabili grazie al trattamento. Nel dicembre 2021, la Food and Drug Administration statunitense aveva approvato il primo farmaco iniettabile a lunga durata d’azione per la prevenzione dell’HIV ma fino a quel momento, gli unici farmaci autorizzati e approvati dalla FDA per la prevenzione dell’HIV o la profilassi pre-esposizione, più comunemente noti come PrEP, erano le pillole giornaliere, che impedivano all’HIV di entrare nelle cellule del corpo e quindi prevenire l’infezione. Se presi come prescritto, i servizi di PrEP riducono il rischio di contrarre l’HIV dal sesso di circa il 99%, secondo nuovi dati del CDC .

LA PROFILASSI

Un modo meno affidabile, sebbene ancora altamente efficace, per prevenire l’infezione da HIV è la profilassi post-esposizione o PEP. Queste pillole devono essere assunte immediatamente o entro 72 ore se qualcuno è stato esposto o potenzialmente esposto all’HIV per cercare di impedire al virus di entrare nelle cellule immunitarie causando l’infezione. È come una pillola di emergenza per la prevenzione del virus e deve essere presa ogni giorno per 28 giorni.
Ora, dunque, le persone che si sentono a rischio di infezione da HIV hanno la possibilità di assumere la pillola giornaliera, o la nuova dose ogni due mesi, dopo due iniezioni iniziali somministrate a distanza di un mese.
Sul fronte dei vaccini, Moderna ha recentemente annunciato di aver avviato studi clinici in fase iniziale di un vaccino mRNA per l’HIV. ABC News ha inoltre riferito che la società di biotecnologie ha collaborato con l’International AIDS Vaccine Iniziative senza scopo di lucro per sviluppare il vaccino, che utilizza la stessa tecnologia del vaccino COVID-19 di Moderna.

(IlMessaggero.it/salute)

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