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Hanno bisogno di un trapianto, Claudia e Giorgia: «Così mamma e papà ci hanno salvato la vita donandoci un rene»

Giorgia, 19 anni, e Claudia, 30 anni, hanno ricevuto l’organo da papà e mamma, risultati compatibili

Alessandro Coradin ha detto affettuosamente che i suoi “pezzi di ricambio” adesso sono finiti. Con gli occhi lucidi e il sorriso, ha guardato, finalmente sollevato, la figlia Giorgia, 19 anni, sottoposta a trapianto di rene da appena 5 giorni e in ottime condizioni: il nuovo organo gliel’ha donato lui. Claudia Ricci, invece, di anni ne ha 30. Anche a lei in agosto è stato “innestato” il rene sano che attendeva per sottrarsi alla schiavitù della dialisi. Alla fine a metterglielo a disposizione è stata mamma Nicoletta, stanca di vederla vincolata alle macchine tre volte la settimana.

Due storie commoventi e a lieto fine, con i protagonisti che hanno voluto fare da testimonial allo straordinario lavoro del reparto di Chirurgia dei trapianti di rene e pancreas diretto dal professor Paolo Rigotti. E ce ne sarebbero molte altre, perché ogni giorno questi interventi salvano la vita a persone, spesso giovanissime, la cui speranza di sopravvivenza è legata alla disponibilità di un nuovo organo. Alessandro Coradin vive a Ospedaletto e ieri assieme alla moglie era accanto a Giorgia, la quale al microfono non è riuscita a trattenere le lacrime. «Nel 2015 avevo avuto un linfoma non Hodgkin con conseguenze al mediastino, alle vertebre e al midollo, ed è per tale motivo che sono stato sottoposta due volte appunto a trapianto di midollo, che mi hanno donato prima mio fratello Riccardo, che però era compatibile al 50%, e poi papà. La chemioterapia, poi, mi ha danneggiato i reni: ho dovuto tornare in ospedale e nuovamente è stato necessario un trapianto: sono stata operata da poco, sto bene e non dovrò fare le cure anti rigetto. Mi sono appena iscritta alla facoltà di Lingue e potrò frequentare le lezioni finalmente».

«In effetti mia figlia sta bene – ha proseguito il genitore – e vedo che il mio rene che le è stato appena inserito funziona. Giorgia merita un premio alla carriera, come i medici che l’hanno salvata». Claudia durante il lockdown era un’atleta abituata a cimentarsi con una disciplina impegnativa, come il rugby subacqueo, quando ha avvertito un’insolita stanchezza: «Gli esami hanno evidenziato un’insufficienza renale e ho iniziato la dialisi in attesa di trovare un rene. Da Milano sono venuta a Padova e 2 mesi fa me l’ha donato la mamma. Adesso sono di nuovo io, ho smesso di stare male, e posso programmare la mia vita». «Claudia è ripartita – ha concluso Nicoletta – e l’abbiamo capito quando gli esami del sangue hanno evidenziato che la creatinina era tornata normale. Le ho donato un rene che è “una Ferrari” ed è nata per la seconda volta».

(Nicoletta Cozza, ilgazzettino.it/nordest/padova)

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