FIBROMIALGIA. Il gioco di squadra per curare un dolore diffuso

Parliamo di una patologia cronica, a volte non riconosciuta e caratterizzata da sofferenze muscolo-scheletriche, disturbi del sonno, fatica cronica e altri sintomi dolorosi. Oggi, grazie alla presenza di associazioni e nuovi orientamenti medici come la Pnei, sono disponibili rimedi efficaci

di Vita e Salute

Il più grande nemico di chi soffre di questa malattia è l’attesa di ricevere la diagnosi. Spesso, infatti, almeno fino a pochi anni, la fibromialgia era poco conosciuta e quindi non facilmente individuata.
Ma che cos’è la fibromialgia? È una patologia cronica caratterizzata da dolore diffuso muscolo-scheletrico, disturbi del sonno, fatica cronica, alterazioni neurocognitive e molti altri sintomi, come la cefalea o la sindrome del colon irritabile. La malattia esordisce nella terza/quarta decade di vita, ma può manifestarsi a qualunque età, interessando prevalentemente il sesso femminile.
Ha un andamento cronico e i sintomi possono persistere anche tutta la vita, ma non sono sempre presenti nella stessa intensità o con lo stesso livello di gravità: ci possono essere riacutizzazioni della sintomatologia più o meno ricorrenti, che impattano in modo significativo sulla qualità della vita.

Una serie di cause

Quello che sembra evidente è che la fibromialgia non possa manifestarsi per una sola causa. La predisposizione genetica pare rivestire un ruolo fondamentale; in aggiunta a questo substrato genetico, una varietà di meccanismi periferici e centrali dimostra di avere un ruolo nella comparsa della sintomatologia fibromialgica. Esiste infatti un’interazione evidente tra fattori genetici, ambientali (traumi fisici come incidenti d’auto, malattie, traumi di natura psichica, fisica o sessuale) e predisposizione individuale legata alla propria resilienza (la capacità di adeguarsi alle situazioni di stress cronico) e agli aspetti psicologici (ansia, depressione, disturbi ossessivo- compulsivi e disturbo post-traumatico da stress). Tutto questo causa modificazioni del sistema nervoso somatosensoriale, che portano a una alterata soglia della percezione del dolore, e si esprime clinicamente con allodinia e iperalgesia.
Chiariamo i due termini: allodinia è la percezione di uno stimolo non doloroso come doloroso; iperalgesia è la percezione di uno stimolo doloroso come eccessivamente doloroso. Per la terapia, l’educazione del paziente e l’esercizio fisico sono fondamentali. L’educazione del paziente consiste nell’aiutarlo a comprendere la fibromialgia e imparare a conviverci, legittimando la sua sofferenza. Va perseguito inoltre il raggiungimento e mantenimento di una corretta forma fisica, tramite l’esercizio aerobico e la perdita di peso, che aiuta la postura e diminuisce l’infiammazione e i dolori dovuti al sovrappeso. Una corretta educazione nutrizionale è anch’essa fondamentale: non deve essere solo finalizzata alla perdita di peso, ma anche al raggiungimento della consapevolezza di un corretto regime alimentare, che tenga conto di eventuali intolleranze o allergie. I farmaci sono importanti per il controllo della sintomatologia; per il dolore fibromialgico, e per aiutare il sonno, si prediligono farmaci antidepressivi, antiepilettici e miorilassanti, in grado di agire sui meccanismi che innescano il dolore nel sistema nervoso centrale.

Un mix di terapie

Tuttavia, da soli i farmaci non sono sufficienti. Infatti, ogni paziente deve essere esortato a trovare la propria dimensione terapeutica in termini complementari, identificando con questo termine tutti quegli approcci che sono capaci di affiancare, senza sostituire, le terapie farmacologiche convenzionali, comportandosi come appoggio. In questo gruppo ritroviamo, per esempio, l’agopuntura, la spa-terapia, l’ozonoterapia, le tecniche mente-corpo (yoga, pilates, feldenkrais, ecc.). Il supporto psicologico, infine, è chiave in ogni patologia cronica dolorosa, e soprattutto nella fibromialgia, dove la componente psicoaffettiva e cognitiva è sostanziale nel meccanismo di peggioramento della sintomatologia, e sono vari gli approcci che possono essere adottati dai professionisti del settore. Dunque, l’approccio deve essere integrato e multidisciplinare, così da garantire al paziente autonomia e un miglioramento della qualità della vita”.

La prospettiva Pnei

Da ultimo, ma non certo per ordine di importanza, per avere una visione d’insieme della fibromialgia, è necessario parlare dell’approccio Pnei (Psiconeuroendocrinoimmunologia), che considera la fibromialgia come una sindrome ormai molto diffusa ma di difficile diagnosi, in quanto parte di una galassia di patologie con un minimo comune denominatore: l’attivazione cronica dei sistemi dello stress. La fibromialgia infatti si potrebbe definire una forma di reumatismo extra-articolare che coinvolge i tessuti molli. Mancano, in una grande percentuale di casi, significative alterazioni dei dati di laboratorio, tranne un marcato decremento del Dheas, androgeno di provenienza totalmente surrenalica, il cui deficit è tipico delle infiammazioni croniche. Il deficit di Dheas spesso costituisce anche una sorta di premonizione dell’incipiente e insinuoso precipitare di malattie autoimmuni. In diversi casi, i risultati del trattamento Pnei della fibromialgia sono definiti dai pazienti stessi buoni/eccellenti. L’inquadramento del paziente fibromialgico è di fondamentale importanza: si tratta per lo più di soggetti facilmente stressabili, fortemente emotivi e con livello energetico di base piuttosto basso.
Oltre all’importanza dell’attività fisica aerobica e dello stretching muscolare, è fondamentale seguire un piano nutrizionale che preveda cibi antiossidanti, alcalini e antinfiammatori, privo di zuccheri. A questa dieta andrebbero associati trattamenti antistress, a partire da semplici esercizi di respirazione, che completa l’iter terapeutico che i pazienti definiscono come buono/eccellente con mia enorme soddisfazione. Non dimentichiamo che la terapia in chiave Pnei si avvale infatti di una serie di indagini strumentali e di laboratorio che conducono a un piano terapeutico farmacologico, ormonale e/o integrazionale molto mirato e straordinariamente efficace (per maggiori info: www.pneisystem.it).

10 punti per migliorare la qualità della vita
  1. Diagnosi precoce
  2. Accettazione della patologia
  3. Conoscenza
  4. Self Management – Self Efficacy
  5. Terapia di combinazione farmacologica
  6. Esercizio fisico come terapia
  7. Nutrizione
  8. Supporto psicologico
  9. Cure termali
  10. Terapie mente/corpo
Info utili

Sir (Società italiana di reumatologia): www.reumatologia.it
– Per avere notizie ed eventualmente diventarne soci, si può consultare il sito dell’Aisf Odv (Associazione italiana sindrome fibromialgica: www.sindromefibromialgica.it
– Per le cure in ottica Pnei, www.pneisystem.it

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