Sala operatoria

Donatori a cuore fermo, 30 trapianti. “Nuovi organi per i malati in attesa”

Padova, i medici: «Ne recuperiamo il 65% , ma va cambiata la legge. E servono risorse e personale»

Tra il 2023 e l’inizio del 2024 l’Azienda ospedaliera di Padova ha ottenuto 70 organi da donatori a cuore fermo, che hanno consentito di effettuare 30 trapianti. Rientrano nei 452 totali (130 di fegato, 50 di cuore e 188 di rene), 75 in più rispetto al 2022.

L’11 maggio 2023 il primo trapianto di cuore in Italia con donatore a cuore fermo, eseguito al «Centro Gallucci» di Cardiochirurgia diretto dal professor Gino Gerosa. Il 15 dicembre scorso il trapianto di fegato con il donatore a cuore fermo più anziano del mondo, una signora di 92 anni, effettuato dall’équipe del professor Umberto Cillo, primario della Chirurgia epatobiliare e del Centro trapianti di fegato. Due primati dell’Azienda ospedaliera di Padova per un comune denominatore: la ricerca di nuovi organi, perché i pazienti in lista d’attesa aumentano (sono 9163 in Italia, dati ministero della Salute) e il 5% rischia di morire prima di arrivare in sala operatoria. La nuova frontiera è utilizzare appunto i donatori a cuore fermo.

Come funziona

Che significa? «I donatori colpiti da morte cerebrale accertata da un collegio medico hanno comunque il cuore che continua a battere e a perfondere tutti gli organi, che dunque fino al prelievo sono ben conservati — spiega il dottor Demetrio Pittarello, direttore della Terapia Intensiva cardiochirurgica —. Invece nel donatore con arresto cardiocircolatorio, quindi a cuore fermo, gli organi restano senza sangue per i venti minuti di osservazione imposti dalla legge, perciò sono a forte rischio di deterioramento. E infatti fino al 2018 non venivano utilizzati. Oggi invece riusciamo a ricondizionarli grazie all’Ecmo, la macchina cuore-polmoni per la circolazione extracorporea, e a un altro macchinario». «Poi sta all’esperienza capire se questi organi siano di qualità o da scartare per il trapianto — aggiunge il professor Cillo —. Certo, bisognerebbe rivedere la legge dei 20 minuti, tempo infinito e nel resto del mondo ridotto da 2 a 5 minuti (15 solo in Lettonia, ndr). Oggi riusciamo comunque a recuperare il 65% degli organi così trattati, se l’osservazione durasse meno la percentuale aumenterebbe sensibilmente. In lista d’attesa per il trapianto di fegato ci sono 133 pazienti, da operare possibilmente entro l’anno, ma il 5% rischia la morte, anche perché quasi la metà ha il cancro e quindi dobbiamo fare in fretta, la pressione delle famiglie è enorme».

I numeri

Tra il 2023 e l’inizio del 2024 l’Azienda ospedaliera di Padova ha ottenuto 70 organi da donatori a cuore fermo, che hanno consentito di effettuare 30 trapianti. Rientrano nei 452 totali (130 di fegato, 50 di cuore e 188 di rene), 75 in più rispetto al 2022. Tra i donatori appunto la signora di 92 anni, ricoverata in Terapia intensiva per emorragia cerebrale post traumatica e la cui prognosi infausta ha indotto la desistenza terapeutica e, in accordo con i familiari, la scelta della donazione a cuore fermo controllato. Il suo fegato è andato a un uomo di 54 anni, dimesso dopo un intervento di sei ore e mezzo e una degenza di 18 giorni. «Non si è mai troppo vecchi per donare gli organi — ricorda il dottor Vincenzo Tarzia, responsabile del programma Ecmo —. L’Ecmo è anche portatile, può raggiungere gli ospedali che non ce l’hanno e dal 2009 ha salvato 1500 vite, il 60% dei candidati a morte certa. Adesso ne stiamo programmando un ulteriore utilizzo sul territorio, per strada, per soccorrere persone in arresto cardiaco. Quando non è possibile tenere in vita un paziente, perché colpito da danni cerebrali irreversibili, si salvano gli organi. L’Ecmo è fondamentale per la donazione a cuore fermo».
Ma per fare tutto questo ci vogliono soldi e personale.

Le macchine

«Per esempio le macchine per conservare gli organi da donatore a cuore fermo non rientrano nei Drg (i rimborsi della Regione, ndr)e costano 36mila euro l’una — rivela il professor Federico Rea, direttore del Dipartimento di Chirurgia toracica e responsabile del Centro trapianti di polmone —. In generale questo ospedale svolge un lavoro estenuante, di alta specializzazione e complessità, che richiede una continua riorganizzazione. E quindi ha bisogno di un sostegno, in termini di risorse e personale, che non può essere uguale a quello concesso alle altre strutture». Tra l’altro il personale dell’Azienda ospedaliera di Padova continua a essere il meno pagato del Veneto.

Articolo pubblicato su Il Corriere del Veneto e su https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/padova/cronaca/24_gennaio_25/donatori-a-cuore-fermo-30-trapianti-nuovi-organi-per-i-malati-in-attesa-c7b6d470-1c60-42ce-adf9-8d7ec9854xlk.shtml#:~:text=Tra%20il%202023%20e%20l,in%20pi%C3%B9%20rispetto%20al%202022.

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