Donare fa bene agli altri. E ai noi stessi

Scambiarsi regali durante le feste o in altre ricorrenze è una pratica antica, trasformatasi però nel tempo in una delle solite forme di consumismo. “Per essere autentico”, afferma l’esperto, “un dono non dovrebbe rientrare in logiche di convenienza o di mercato”

di Vita e Salute

È mese di regali. Farli e riceverli è un piacere, ma è anche motivo di ansia: avrò fatto la scelta giusta? Spendo troppo, o troppo poco? Di fatto, da sempre il dono serve a creare un legame tra le persone. Il filosofo Aristotele è tra i primi a evidenziare come nell’idea stessa di regalo ci sia il concetto di reciprocità, di scambio, ma al tempo stesso nella cultura classica compare l’idea del ‘dono avvelenato’: pensiamo a Ulisse con lo stratagemma del cavallo di Troia, ma anche con il vino donato a Polifemo per stordirlo. L’idea della gratuità del dono si sviluppa invece all’interno della tradizione cristiana, in cui è Dio che fa dono di se stesso rendendosi uomo e sacrificandosi per l’umanità.

Perché quel regalo?

E anche il vero e proprio scambio di regali in occasione delle festività può nascondere qualche insidia. Un regalo, come sostengono alcuni psicologi, è uno scambio di messaggi tramite un oggetto che deve essere adatto all’altro e allo stesso tempo dire qualcosa di noi. Per questo un regalo fatto su richiesta perde parte del suo significato. Ma scegliere non è sempre facile, bisogna stare attenti alle implicazioni che un determinato oggetto può avere per chi lo riceve.
“Possiamo provare a chiederci cosa rappresenta per noi quello che stiamo donando”, suggerisce Daniel Lumera, autore, docente ed esperto in scienze del benessere. “Per esempio, donare una borsa può rappresentare il valore o la ricchezza, mentre un viaggio può significare l’indipendenza”. Ed è in questo che troviamo il valore reale del dono: “Proviamo a chiederci perché abbiamo scelto proprio quel dono”, suggerisce ancora Lumera: “È qualcosa che vorremmo ricevere noi stessi o vogliamo davvero la felicità o la libertà dell’altra persona? Stiamo donando semplicemente per il piacere di farlo? In questo modo aiutiamo noi stessi a riequilibrare il nostro modo di donare e di donarci”.

Solo per avere un vantaggio?

Abbiamo l’abitudine di dire che “basta il pensiero”, ma in pratica è difficile ignorare del tutto il valore materiale di un regalo e quello che trasmette. È stata la società industriale a legare il dono al concetto di utilità: non fare regali per il piacere di farli ma per trarne un vantaggio. Per poterlo vivere serenamente, quindi, il regalo deve presupporre una certa libertà, di donare ma anche di non accettare un dono, un gesto forte che può essere appropriato in determinate circostanze. Ma soprattutto, un dono, così come un gesto gentile come quello di preparare a qualcuno il suo piatto preferito, devono avere un carattere di eccezionalità. Da questo punto di vista, gli appuntamenti fissi come il Natale hanno un loro valore simbolico e sono un’opportunità per ricordare che certi gesti sono riservati a momenti speciali, anche se la nostra società tende a moltiplicare questi appuntamenti orientandoli in senso consumistico. E soprattutto i giovanissimi sono abituati ad aspettarsi quotidianamente regalini e leccornie come se fosse un diritto, quando questo toglie valore al gesto e riduce il piacere di dare e di ricevere.

Celebriamo il dono della vita

Per essere autentico, ricorda Lumera, un dono non dovrebbe rientrare in logiche di convenienza o di mercato: “Non si dona per ottenere qualcosa in cambio, perché ci si sente in debito verso qualcuno o si vuole far sentire l’altra persona in debito verso di noi. Il saper donare è estraneo a queste logiche e riguarda, invece, la condivisione più profonda di se stessi e la gioia del ‘donarsi’”. E il significato psicologico e spirituale più profondo del saper donare consiste proprio nel riconoscimento del dono della vita. “Ogni volta che doniamo celebriamo il dono della vita e riconosciamo questo dono in noi: riconosciamo che qualcosa ci è stato dato e che dobbiamo darlo a nostra volta, attraverso la nostra attenzione e la nostra stessa vita”, prosegue Lumera.
Ricordando però che anche nel donare bisogna mantenere un certo equilibrio, per non sentirsi frustrati: succede se riusciamo a essere soddisfatti dell’atto di donare, a prescindere da quello che otterremo in cambio. Il problema è che spesso si creano aspettative e si entra in una logica di scambio, che ci porta a stare male se la gratitudine non arriva. Per evitarlo dobbiamo cercare di capire cosa ci rende troppo disponibili. “Spesso il dare eccessivamente agli altri nasconde un meccanismo di compensazione inconsapevole, l’esigenza di essere il ‘salvatore’ di qualcuno, di sentirci utili”, ricorda Lumera. “Doniamo per essere accettati, amati, riconosciuti, insomma perché c’è uno scompenso profondo alla base di noi stessi, mentre dovremmo essere in grado di lasciare liberi gli altri di sbagliare e di cavarsela da soli, di essere indipendenti”. E forse è questo che ci spaventa di più: “A volte il nostro dono diventa una modalità per legare a noi le altre persone e stabilire relazioni forti di dipendenza”, conclude Lumera, “ma il donare autentico non ha nulla a che fare con questo genere di dinamiche”.

Le regole del dono “perfetto”

che attivano le aree cerebrali della gratificazione

  • La scienza ci dice che fare regali fa bene: vari studi confermano che sia il donare che il ricevere doni attivano le aree cerebrali collegate alla gratificazione. Ma è il donare che è soprattutto legato al benessere perché attiva le aree cerebrali legate al piacere delle interazioni sociali: in altri termini, ci aiuta a stare bene con gli altri.
  • Secondo la psicologa Ellen Langer dell’università di Harvard, quando decidiamo di fare un regalo pensiamo alla persona che lo riceverà, a quello che le potrebbe piacere e alla somma che decidiamo di spendere: questo ci fa sentire generosi e ci dà la sensazione di controllare gli eventi, migliorando la nostra autostima e le nostre relazioni col destinatario del dono.
  • Ricordiamo che scegliere un regalo porta con sé un giudizio su chi riceve: se non trasmette un messaggio positivo all’altezza delle aspettative del ricevente – ti vedo, ti riconosco e ti apprezzo – può essere percepito come svalutante e anche compromettere la relazione.
  • È importante mantenere un equilibrio tra chi dona e chi riceve: chi dona non deve far pesare le proprie possibilità né farsi sopraffare dalle richieste (come certi genitori sempre pronti ad accontentare i figli).
  • Una buona tecnica per cercare di mantenere l’equilibrio evitando gli eccessi di altruismo, è quella di domandarsi perché si dona, quali sono le motivazioni profonde che ci spingono: in questo modo andiamo a verificare se il nostro cuore è realmente aperto, se veramente stiamo dando senza voler nulla in cambio.
  • Ricordiamo – e insegniamo ai bambini – che un regalo per essere tale deve rappresentare una libera scelta, non una consuetudine o la risposta a una richiesta, e non deve essere un gesto unilaterale: si può sempre ricambiare, anche con un gesto gentile o secondo le proprie possibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto