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Curcuma, dalla cucina alle cure antitumorali

La curcuma è una pianta che, se usata bene, rivela numerose proprietà benefiche che interessano le funzioni digestive e una forte azione antiossidante

Di Vita&Salute

La principale azione della curcumina, la principale sostanza benefica della curcuma, è quella di limitare la produzione di radicali liberi da stress ossidativo e questo ne suggerisce l’impiego nei pazienti con steatosi epatica (fegato grasso) non alcolica. Ma la sua particolare efficacia è stata riscontrata nelle malattie infiammatorie croniche e nel trattamento integrativo del cancro

La tradizione popolare ci dice che l’aggiunta di curcuma o di curry agli alimenti li rende più digeribili, aiuta l’attività del fegato, riduce la colesterolemia e previene la formazione di calcoli della colecisti. Le ricerche scientifiche, confermano tutto questo?

Di sicuro ci sono soprese positive.

Alcuni studi hanno dimostrato, per esempio, che la curcuma produce una buona attività come coadiuvante nella terapia delle epatiti e delle infiammazioni in genere (Alternative Medicine Review, settembre ‘09). Ma alcuni indizi ci portano oltre, a un’azione protettiva della curcuma nei confronti delle alterazioni degenerative del sistema nervoso.

Addirittura, una revisione degli studi sulle proprietà delle spezie pubblicata sulla rivista Food and Chemical Toxicology nel 2003 ha accertato che la curcumina (la sostanza attiva più abbondante nella curcuma) sembra contrastare le mutazioni genetiche cellulari ed è perfino dotata di un’attività antitumorale. Attività, quest’ultima, che sembrerebbe confermata anche da altri studi (Anticancer Research, febbraio ‘03).

Altre ricerche scientifiche segnalano anche le proprietà antiossidanti di questa pianta.

Insomma, ce n’è abbastanza per ritenere fondata la passione delle popolazioni orientali per questa spezia. E per adottarla anche nella nostra cucina. Sia pure con qualche cautela.

Scheda botanica della curcuma

La curcuma è una pianta erbacea perenne (famiglia delle Zingiberacee), originaria dell’Asia sud-orientale e largamente utilizzata come spezia (sia da sola che come componente fondamentale del curry) soprattutto nella cucina indiana, medio-orientale, thailandese e di altre aree dell’Asia. La spezia è ottenuta dal rizoma, dalla macinazione del quale si ricava una polvere di un caldo colore giallo intenso.

Curcuma con cautela in caso di calcoli e integratori

L’uso della curcuma deve essere fatto con prudenza da chi ha calcoli nella cistifellea. La curcuma, aumentando il flusso biliare, previene la formazione dei calcoli, ma potrebbe scatenare una colica fastidiosa se i calcoli fossero già presenti nelle vie biliari.

Alcuni problemi di epatotossicità sono descritti nel 5% circa dei pazienti che usano integratori contenenti curcumina. Soprattutto a seguito di un uso protratto (superiore a un mese), gli integratori a base di curcumina possono causare un danno epatico, dovuto forse ad alcuni componenti presenti in questi integratori che interagiscono con la curcumina, o all’interazione di questi integratori con farmaci assunti in concomitanza. D’altra parte è auspicabile che vengano effettuati studi più approfonditi per identificare le persone a rischio di sviluppare danno epatico in seguito all’assunzione dei derivati della Curcuma longa, prodotto naturale che da sempre viene classificato come antiossidante e protettivo del danno da steatosi e da alcol e coadiuvante del ripristino della funzione epatica.

Curcuma per il trattamento integrativo del tumore

In ogni caso, il dottor Fabio Firenzuoli, tra i maggiori esperti in Italia di fitoterapia, sottolinea cheLe formulazioni di curcumina a elevata biodisponibilità, come le nano-formulazioni o quelle in cui è associata alla piperina, sebbene apparentemente sicure, sono state meno studiate. A oggi, il profilo di efficacia e sicurezza della curcumina è positivo per diverse condizioni patologiche, in particolare per le malattie infiammatorie croniche e per il trattamento integrativo del cancro.”

In conclusione, allo stato delle conoscenze (sempre tuttavia in evoluzione) e salvo indicazioni specifiche del medico esperto, è probabilmente preferibile e sicuro l’uso della curcuma in cucina piuttosto che l’assunzione di curcumina attraverso integratori.

– Merita infine segnalare che tra gli additivi alimentari ammessi dall’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa) dell’Unione europea, la curcumina occupa il primo posto con la sigla E100. La curcuma è infatti un colorante alimentare assolutamente sicuro e normalmente utilizzato in bevande, prodotti da forno, prodotti lattiero-caseari, gelati, yogurt, biscotti, popcorn, dolci, cereali, salse, gelatine, ecc.

Per una migliore assimilazione della curcuma in cucina

Per un migliore assorbimento è consigliabile che la curcuma sia consumata accompagnata da condimenti grassi come olio, latte, yogurt, semi oleosi, ecc. La curcumina, infatti, e tutte le sostanze naturali similmente colorate sono definite come caroteni. I caroteni si sciolgono nei grassi e il loro trasporto dall’intestino al sangue è molto facilitato dalla presenza di condimenti grassi. Come d’altra parte è dimostrato dal fatto, ben noto, che i caroteni delle carote sono più facilmente assimilati se le stesse sono condite con olio o consumate con noci.

Le conclusioni scientifiche: fegato, insulina, alcol, anti radicali liberi

In sintesi, il dottor Domenico Alvaro, presidente Sige, afferma che La curcuma è una spezia ampiamente utilizzata per le sue proprietà biologiche antiossidanti, antinfiammatorie e antineoplastiche. La principale azione della curcumina è quella di limitare la produzione di radicali liberi da stress ossidativo, indotto da cause diverse, e questo ne suggerisce l’impiego nei pazienti con steatosi epatica non alcolica, ma anche con epatopatia alcol-correlata, nei quali la insulinoresistenza da una parte, l’alcol dall’altra, provoca una serie di meccanismi di alterazione dei grassi, con produzione di radicali liberi e conseguente danno epatico”.


AIDO ringrazia Fondazione Vita e Salute e la Chiesa Cristiana Avventista che con il suo 8×1000 sostiene la promozione di un percorso di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e insieme un gesto concreto verso la promozione della cultura del dono.

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