Con meno stress migliorano le cure anti tumore

Un atteggiamento di fiducia, meno ansioso, e supportato da buone relazioni sociali e spirituali, rende più efficaci le terapie e la prognosi dei pazienti oncologici. Le ultime scoperte scientifiche sull’effetto della psiche sulle terapie

di Vita e Salute

Lo stress ha effetti importanti sulla nostra salute, e non solo dal punto di vista emotivo. Studi recenti mostrano che l’azione sul sistema immunitario può influenzare l’efficacia delle terapie oncologiche: la conferma arriva da uno studio condotto dal Netherlands Cancer Institute di Amsterdam e pubblicato sulla rivista Nature Medicine che analizza i dati di un gruppo di pazienti coinvolti nel progetto Prado, uno studio sull’immunoterapia neoadiuvante – ossia prima dell’intervento chirurgico – nei pazienti con melanoma. “Si è visto che i pazienti che prima del trattamento manifestavano disagio emotivo avevano una risposta ridotta alla terapia rispetto a quanti non soffrivano di stress, ansia o depressione: 46% contro il 65%”, spiega il responsabile dello studio Christian U. Blank. Una differenza significativa, considerando anche che il disagio emotivo è collegato a un rischio più alto di recidiva e di metastasi.
Si tratta di uno studio piccolo e mirato su una terapia specifica, “ma fornisce risultati importanti”, commenta Ketti Mazzocco, psiconcologa, psicoterapeuta e professore associato di Psicologia all’università degli Studi di Milano – Istituto Europeo di Oncologia. “Oggi fortunatamente questi temi stanno cominciando a emergere, ci sono sempre più ricerche, per vari tipi di tumori, che mostrano come lo stato emotivo del paziente giochi un ruolo importante nel determinare l’efficacia delle terapie. Sappiamo per esempio che lo stress può potenzialmente ridurre l’efficacia della chemioterapia”.

La nascita della psiconcologia

“Lavoro come psicoterapeuta e psiconcologa da oltre vent’anni, in diverse strutture”, aggiunge Cinzia Dell’Imperio, psicologa e insegnante di mindfulness. “La psiconcologia nasce negli Stati Uniti intorno al 1950, ma è arrivata in Italia solo trent’anni più tardi, la società italiana di psico-oncologia è stata infatti fondata nel 1985”.
Anche se fin dagli anni ‘70 è noto che il sostegno psicologico può avere effetti sull’andamento della malattia e sulle recidive: un tema di attualità, “particolarmente oggi che la sopravvivenza dei pazienti oncologici è aumentata e c’è maggiore attenzione alla qualità di vita dei lungo sopravviventi o dei pazienti in cui il tumore si cronicizza, alternando momenti liberi da malattia ad altri in cui bisogna ricorrere alle terapie”, spiega Mazzocco. “In passato”, prosegue Dell’Imperio, “gli psicologi erano coinvolti solo per supportare il medico nella comunicazione di diagnosi infauste, poi fortunatamente si è cominciato a parlare di prevenzione, di un percorso psicologico che deve andare di pari passo con le terapie”. Cosa che oggi si cerca di fare a partire dalla diagnosi: “Si tratta di un evento stressante per il paziente e per i familiari, che impone di adattarsi alla novità integrandola nella propria vita”, prosegue Dell’Imperio. “Partecipando alle visite e ai controlli si capisce se il paziente è disponibile al dialogo. E in genere è così, perché si tratta di una situazione di forte disagio in cui c’è bisogno di un sostegno, anche se sono soprattutto le donne ad aprirsi e mettersi in gioco”. Gli studi confermano che il trattamento psicologico serve anche a proteggere l’organismo: “Se prolungata nel tempo, una risposta di stress – l’attivazione di meccanismi neuroendocrini e immunitari di fronte a un evento considerato stressante con rilascio di cortisolo e catecolamine – favorisce lo sviluppo di una condizione infiammatoria cronica capace di alterare il microambiente cellulare favorendo condizioni di trasformazione neoplastica”, spiega Mazzocco. Lo stress cronico inoltre disattiva geni oncosoppressori agevolando la progressione della malattia. “In sintesi”, prosegue la docente, “non possiamo dire che lo stress cronico faccia venire il cancro – tutti vivono eventi stressanti, ma non tutti si ammalano – però rappresenta un importante e riconosciuto fattore di rischio”. “Dobbiamo comunque ricordare”, aggiunge la docente, “che la risposta di stress nasce dall’interazione tra la nostra personalità e il contesto in cui ci troviamo”.

Una “cura” da familiari e amici

L’evento malattia rappresenta un cambiamento radicale che dobbiamo riuscire a integrare nel nostro vissuto: “Se si cambia il significato attribuito a uno specifico evento, cambiano le risposte a livello psicologico, ma anche neuroendocrino e immunitario, favorendo la salute”. E tra gli elementi che contribuiscono al nostro benessere c’è il supporto sociale, sia a livello relazionale che nell’ambito della terapia: “Poter contare su amici e familiari è fondamentale, sappiamo che l’isolamento sociale è associato a un’aumentata espressione di geni proinfiammatori, e quindi non solo rappresenta un fattore di rischio epidemiologico riconosciuto per diverse condizioni patologiche, ma contribuisce a mantenere la condizione di malattia”, osserva Mazzocco. “Ma è anche importante una buona comunicazione con i sanitari, che permetta a pazienti e caregiver di comprendere bene la situazione”.

Gli effetti di Qi gong e danza

Oggi però, sempre più spesso, si propongono terapie e attività finalizzate al benessere, dalla psicoterapia ai gruppi di autoaiuto, ad attività come yoga, Qi gong o danza. “Trovo particolarmente utile il Qi Gong – parte della medicina tradizionale cinese – che uso con i miei pazienti integrandolo con la psicoterapia, con ottimi risultati anche a livello biologico”, spiega Mazzocco, “L’efficacia di questa tecnica è confermata da diversi studi, senza contare che si tratta di una pratica adatta anche a persone fragili”. Proprio uno studio pubblicato da Mazzocco e collaboratori, tra l’altro, ne mette in luce gli effetti sulla riduzione di alcuni disturbi clinici invalidanti come l’astenia, la nausea, il vomito, ma anche su indici infiammatori come la proteina C reattiva, e i globuli bianchi.
“Nella mia esperienza”, aggiunge Dell’Imperio, “ho potuto riscontrare l’efficacia della psicoterapia cognitiva comportamentale e della meditazione mindfulness, che propone anche un protocollo realizzato da Trish Bartley – lei stessa malata di cancro – proprio per pazienti oncologici”. Questa forma di meditazione “aiuta a gestire quello che è sotto il nostro controllo e a lasciar andare il resto, per esempio una terapia che non ha l’effetto desiderato”, prosegue la psiconcologa, “e a stare con la malattia imparando ad accettare anche i pensieri negativi senza colpevolizzarsi o difendersi”.
Uno studio dl 2010, seguito da molte altre ricerche che hanno fornito risultati analoghi, mostra che due mesi di pratica garantiscono un incremento del 30% di telomerasi, l’enzima che ripara le porzioni terminali del DNA fondamentali nei processi di disinfiammazione, mentre altri studi ne mostrano gli effetti benefici sul sistema immunitario. “Tanto che anche le linee guida europee per il trattamento della fatigue in oncologia inseriscono la mindfulness tra le attività consigliate, insieme allo yoga e all’esercizio fisico”, ricorda Dell’Imperio. “Mentre la psicoterapia cognitivo comportamentale aiuta a definire le strategie per gestire eventi stressanti o a trovarne di nuove: entrare in contatto con le proprie reazioni aiuta a riconoscere quelle adattative e quelle che invece peggiorano la qualità della vita”.

La cura di una mente serena

In sintesi, possiamo allora concludere che:
– Sono sempre più gli studi che confermano come, nei pazienti oncologici, il benessere psicologico contribuisca all’efficacia delle cure.
Stress e malessere psicologico favoriscono processi infiammatori e la produzione di ormoni che danneggiano il sistema immunitario.
– Per questo il sostegno di una psicoterapia o attività antistress come yoga, Qi gong o meditazione mindfulness possono aiutare ad affrontare le terapie.
– L’elemento più importante resta però la presenza di una rete di relazioni umane che garantiscano sostegno, oltre alla capacità di trovare un senso alla drammatica esperienza che si sta vivendo integrandola nel proprio percorso di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto