DOB Donatori Organi Bergamo

Buon cinquantesimo anniversario DOB!

Il 14 novembre 1971 si ponevano le fondamenta di AIDO. Giorgio Brumat fondava la DOB (Donatori Organi di Bergamo), diventata AIDO il 26 febbraio 1973

14 novembre 1971. A Bergamo Giorgio Brumat, a 42 anni di età, fondava la prima cellula di AIDO, la DOB (DONATORI ORGANI DI BERGAMO), che pochi anni dopo, nel 1973, divenne AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi, come si chiamava allora, oggi ridenominata Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule). E proprio nello spirito che mosse il suo fondatore, tutto racchiuso nel suo stesso racconto tratto dal volume AIDO 1971- 1991 Vent’anni per la vita”, cogliamo il significato della nostra Associazione, che ancora oggi, a 50 anni dalla sua prima origine, ispira l’operato dei suoi oltre 10.000 volontari: “Nella mia attività di collaboratore scientifico di una casa farmaceutica, periodicamente visitavo i reparti ospedalieri e ve n’era uno in particolare che visitavo malvolentieri: il centro dialisi. Vedere quei pazienti emaciati, dai volti tristi, sconsolati, legati ai reni artificiali per 11-12 ore al giorno (erano i tempi di dialisi degli anni ’70) per 3 giorni la settimana, mi provocava una tale angoscia da togliermi il respiro. Cominciai allora a interessarmi al problema di questi ammalati, interpellai medici, chirurghi, consultai nefrologi, dializzatori, medici legali, biologi. Approfondii attraverso testi scientifici la conoscenza dell’argomento e dopo 9 mesi di indagine decisi che si doveva fare qualcosa di positivo e concreto per le migliaia di pazienti costretti alla dialisi per sopravvivere. Allora, nell’Italia del 1970, erano poco più di 4.000. Essendo insufficienti i centri dialisi, i nefropatici erano costretti a recarsi 3 volte la settimana a centinaia di km da casa loro: da Torino a Udine, da Potenza a Napoli, da Bolzano a Verona. I dializzati non avevano un futuro certo senza il trapianto. E il trapianto divenne il mio obiettivo. Dovevo fare qualcosa, la mia coscienza si ribellava nel vedere l’indifferenza quasi totale verso questi pazienti. Casi pietosi, drammatici decessi, viaggi della speranza all’estero, il più delle volte vani. Non potevo più ripetermi che non era un problema mio. Dovevo fare qualcosa e così feci: fondai un’associazione che aveva come finalità quella di sensibilizzare l’opinione pubblica al dono degli organi post mortem”.  

Il prezzo di questa scelta fu altissimo. Il fondatore perse quasi tutto: lavoro, famiglia, amici. Fu una lotta fin dall’inizio, quando Brumat, interpellati i migliori chirurghi e biologi italiani, di Pavia, Bergamo, Roma, si rese conto che per partire doveva anche trovare dei collaboratori e così mosse amici e conoscenti, ma senza esito. Ma il nostro Don Chisciotte (come lo chiamavano allora) non si arrese. E così, alla forza di uno – la sua – si unì la convinzione di tanti. Brumat non era più solo. I primi ad aiutarlo furono alcuni parrocchiani di Bergamo: 87 persone che si dissero disposte a donare gli organi da morti. Era il 1971 – Il primo piccolo ufficio DOB (dietro la saracinesca) a Bergamo nel quartiere popolare Monterosso. Ai primi di novembre 1971 la sede provvisoria dell’associazione DOB era la casa di Giorgio e il 14 novembre ci fu la costituzione ufficiale nella sede dell’AVIS cittadina. Dopo 3 mesi, finalmente un ufficetto al pian terreno di un condominio delle case popolari. Ci fu una gara per dotare l’Associazione delle attrezzature necessarie, da parte dei cittadini, del Comune, della Sip, dell’Italcementi. L’intera provincia si mobilitò. Gli uffici erano aperti anche di domenica e c’era un via vai di persone che offrivano collaborazione e andavano ad associarsi.

Ma le difficoltà iniziali non furono solo quelle sopra descritte, di ordine pratico, superate grazie a un moto di solidarietà via via crescente. I primi 5 anni furono i più difficili con scogli quasi insuperabili di ordine morale e psicologico, quali la sacralità della salma, l’intangibilità del defunto, il rispetto della pietas dei parenti. E poi… il timore che il prelievo venisse praticato in stato di morte apparente; organi mancanti il giorno della Resurrezione; prassi illecite su pazienti moribondi per procurare organi; sospetto di commercio per arricchire gli operatori sanitari, erano costanti (e purtroppo ancora attuali) obiezioni. Ecco allora le migliaia tra conferenze, dibattiti, talk show televisivi e interviste radiofoniche nazionali e locali. Ecco quindi gli incontri istituzionali con Ministri e Presidenti della Repubblica (Pertini e Scalfaro). La medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica conferita ad AIDO nel 1986 dal Presidente della Repubblica Cossiga racconta tutto lo sforzo, e insieme il successo di AIDO: l’Associazione era riuscita a cambiare il corso del dibattito etico in materia di donazione e di trapianti.

14 novembre 2021. A cinquant’anni dalla fondazione della DOB, AIDO celebra la nascita del suo primo nucleo, continuando a coltivare, nel cuore della gente, quel primo seme della donazione di organi nella storia del nostro Paese. Oggi AIDO conta oltre 1.400.000 iscritti, persone che credono che il diritto alla salute passi anche attraverso un dovere di solidarietà sociale, tema quanto mai attuale. Ancora troppo alto è il fabbisogno delle persone in lista d’attesa – oltre 8.000 – e ancora drammaticamente insufficiente la disponibilità di organi per il trapianto. Con lo sguardo rivolto a loro, ai più deboli, agli ammalati, AIDO guarda alla sua prima origine e, insieme, al suo futuro. Alla base di tutto, la stessa forza di allora, che trova il suo motore nella convinzione del valore dell’essere umano, capace di grandi opere, la più bella delle quali, essere utile al prossimo.

(AIDO 1971- 1991 Vent’anni per la vita; www.dateipsumaliisamor.it/public/archivi/documenti/20210322_154549_id_42.pdf)

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