ALLATTARE FA BENE AL BAMBINO E ANCHE ALLE MAMME

È un nutrimento fondamentale per il neonato. Ma ancora troppe donne smettono presto di dare il latte. In più, le ricerche rivelano che anche loro ci guadagnano in salute

Di Vita&Salute

I benefici si estendono anche alla depressione post-partum di cui fa esperienza una donna su 10 nei paesi occidentali: una ricerca dell’università di Cambridge ha quantificato che allattare abbatte questa possibilità di ben la metà.

Che l’allattamento al seno sia una vera e propria “manna” per la salute dei neonati è ormai un dato di fatto acquisito scientificamente. Sull’argomento sono stati spesi fiumi di inchiostro e pubblicate autorevoli ricerche. E i bambini che non hanno sperimentato questa naturale opportunità vanno incontro a maggiori problemi di salute. In Italia si calcola che per ogni bambino non allattato al seno ci sarebbe un incremento annuale di 140 euro in termini di cure mediche che il latte materno previene.

Obiettivo 6 mesi
L’Espghan, la società scientifica europea della nutrizione, con la sua visione prevalentemente gastroenterologica, suggerisce di introdurre alimenti diversi dal latte materno non prima dei 4 mesi e non dopo il 6° mese compiuto, pur permanendo i 6 mesi “un obiettivo desiderabile”, mentre la  Canadian Society of Pediatrics indica 6 mesi e l’American Academy of Pediatrics identifica il momento giusto con un pragmatico “all’incirca al 6° mese”, che tiene conto non solo delle istanze allergologiche e gastroenterologiche, ma anche del documentato rapporto dose-effetto fra allattamento al seno esclusivo e beneficio di salute per il bambino (riduzione del rischio di obesità) e per sua madre (riduzione del rischio di cancro al seno).
L’Autorità europea della sicurezza alimentare (Efsa) invece si allinea su una formula di compromesso che spinge a sostenere ove possibile l’obiettivo dei 6 mesi. Proprio la durata dell’allattamento al seno esclusivo è importante. In particolare, l’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi di vita è protettivo nei confronti dello sviluppo dell’obesità fra i 2 e i 9 anni di età. In età pediatrica le malattie allergiche (asma allergico, eczema, rinite allergica, allergia alimentare) sono comuni e per giunta in notevole aumento. Il latte materno ha un effetto protettivo documentato nei confronti di asma (fra i 5 e i 18 anni), eczema (sotto i 2 anni) e rinite allergica (sotto i 5 anni).
C’è poi il capitolo delle Unità di terapia intensiva neonatale: i bambini che beneficerebbero di più del prezioso alimento, ne godono in misura ridotta. Secondo uno studio italiano, su 12 di questi reparti il 45% dei piccoli ricoverati era alimentato unicamente con latte di formula e solo il 31% al seno materno. Eppure la montata lattea avviene a qualsiasi età gestazionale avviata dai cambiamenti ormonali post-partum. E anche ridotte quantità di colostro, pochi ml nell’arco delle 24 ore, sono sufficienti ad avviare l’alimentazione con latte materno, oltre a rinforzare il ruolo e la fiducia della madre in un processo di crescita.

Protezione oncologica
Allattare al seno ha benefici diretti anche sulla salute della donna. Per esempio, una riduzione del 24% di rischio di sviluppare un tumore all’ovaio e del 4% per ogni anno di lattazione per il cancro al seno, in quanto questa pratica mantiene bassi i livelli di estrogeni per periodi prolungati.
Inoltre, ci sono benefici sull’equilibrio metabolico e il rischio di sviluppare diabete di tipo2: lo ha confermato uno studio di Kaiser Permanente e pubblicato su Diabetes di qualche anno fa. Gli effetti positivi sono direttamente correlati alla durata dell’allattamento, così come osservato nella ricerca durata venti anni che ha seguito la storia clinica di 704 donne delle quali nessuna aveva sindrome metabolica al momento dell’arruolamento: 120 di esse hanno sviluppato il problema negli anni successivi ma quelle che avevano allattato per almeno 9 mesi potevano vantare un rischio diminuito tra il 39 e il 56% per disturbi metabolici e dell’86% per il diabete.
Zuccheri nel sangue giù anche per i ricercatori dell’Harvard School of Medicine che nel 2005 avevano osservato le cartelle cliniche di oltre 160mila donne, individuando gli effetti protettivi della nutrizione al seno nei quindici anni successivi in una percentuale del 15%.
E i benefici si estendono anche alla depressione post-partum di cui fa esperienza una donna su 10 nei paesi occidentali: una ricerca dell’università di Cambridge ha quantificato che allattare abbatte questa possibilità di ben la metà. Effetti protettivi che si ipotizza siano legati alla cascata ormonale e neurotrasmettitoriale attivata dalla lattazione.
Inoltre, allattare brucia calorie e permette di tornare in forma. In corso di lattazione esiste un atteso aumento dei fabbisogni nutritivi e di energia.

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Ostacoli da rimuovere
Nella decisione e nell’attuazione del proposito di alimentare il proprio bambino con latte materno è fondamentale il supporto del personale sanitario prima e dopo il parto. Innanzitutto con le informazioni veicolate durante i corsi di preparazione, subito dopo facilitando il contatto precoce tra madre e bambino, già in sala parto, in modo che il piccolo si “attacchi” nelle prime ore di vita e poi con il supporto delle ostetriche. Già, perché nonostante sia un processo naturale non deve essere considerato “automatico” e molte mamme rinunciano perché non vengono aiutate quando incontrano difficoltà. È compito delle ostetriche quindi sostenere la puerpera se incontra delle difficoltà, incoraggiarla a ritentare, darle consigli da seguire anche a casa.
In Italia i Punti Nascita, ossia gli ospedali che contano almeno mille parti l’anno e che osservano dieci requisiti, vengono insigniti del titolo “Ospedali amici dei bambini” (Bfh). Sono quelli che curano anche aspetti organizzativi per facilitare le neomamme, promuovono il rooming-in, ossia la permanenza della culla nella stanza della mamma, e assistono le donne anche dopo il ritorno a casa. Per migliorare questo processo sono state messe a punto delle schede di valutazione dove sono annotate le circostanze in cui il bambino si attacca al seno, la deglutizione, il ritmo di lattazione e la posizione assunta dalla madre che permettono di porre in atto correttivi per aiutare entrambi a nutrire e nutrirsi con successo. L’adozione di pratiche Bfh implica una maggiore produzione di latte e tassi di allattamento più elevati anche a lungo termine.

AIDO ringrazia Fondazione Vita e Salute e la Chiesa Cristiana Avventista che con il suo 8×1000 sostiene la promozione di un percorso di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e insieme un gesto concreto verso la promozione della cultura del dono.

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