Addio a Leonida Pozzi, anima dell’Aido. «Una vita dedicata alla cultura del dono»

Il lutto. Si è spento a 86 anni. Per venti guidò l’associazione bergamasca, fu anche presidente regionale. Petrin: un padre oltre che una guida, leggendaria la sua dedizione. Bianchi: un lungimirante bergamasco doc

Determinato, pratico, lungimirante, Perché non puoi fare la storia di un’associazione di volontariato come l’Aido, che in mezzo secolo d’attività ha avvicinato milioni di italiani al tema della donazione, se non hai tutte queste caratteristiche.
Leonida Pozzi, per decenni storica colonna dell’Aido provinciale, regionale e nazionale, questi tratti caratteriali li aveva tutti. Scomparso nel pomeriggio del 31 dicembre, all’età di 86 anni, nella casa di riposo di Ponte San Pietro dov’era ricoverato da agosto, Leonida Pozzi lascia un grande vuoto nel mondo del volontariato bergamasco e non solo. Ma lascia anche un esempio, una strada da seguire, che in tanti hanno iniziato a percorrere grazie al suo impegno e a quella capacità che aveva, innata, di coinvolgere le persone nella vita dell’associazione, che ha fatto diventare grande nella Bergamasca, in Lombardia e in tutto il Paese.

Vent’anni di presidenza
Cavaliere del Lavoro e cittadino benemerito di Bergamo, Leonida Pozzi è stato presidente dell’Aido provinciale e consigliere nazionale dal 1988 al 2008; per qualche anno – dal 2001 al 2004 – ha ricoperto anche la carica di vicepresidente vicario dell’associazione, e quella di presidente regionale. E con lo stesso spirito di servizio Leonida Pozzi ha abbracciato anche l’impegno politico/amministrativo, diventando sindaco di Ponte San Pietro dal 2001 al 2006 sedendo tra i banchi del Consiglio provinciale di Bergamo.
Lascia la moglie Lina e Luciana, la loro seconda figlia. Aveva perso Carla, portata via da un tumore ad appena 50 anni. Con lui la salute non è stata generosa: trapiantato di fegato nel luglio del 1998, Leonida Pozzi ha portato la sua esperienza personale ovunque potesse servire a sensibilizzare la gente sulla donazione e sui trapianti d’organo.
Un amico, un padre, ancora prima che un presidente e un esempio da seguire; questo è stato Leonida Pozzi per chi ha percorso insieme a lui un tratto di strada nel cammino della vita.
«Per me è stato davvero come un secondo padre – dice Monica Vescovi, oggi al timone dell’Aido provinciale -. Mi ha portato in associazione quando avevo solo 19 anni e mi ha fatto crescere.  Quello che sono ora lo devo soltanto a lui, Abbiamo anche discusso, ma sempre per il bene dell’Aido. Era una persona caparbia, non si è mai stancato di spendersi per i suoi valori».

«Innamorato dell’Aido»
In Aido Leonida Pozzi mosse i suoi primi passi già negli anni Settanta, entrando 3-4 anni dopo la sua fondazione. E se oggi la sezione provinciale di Bergamo, la prima in Italia inaugurata nel 1971 da Giorgio Brumat, conta circa 7Omila iscritti sui 400mila lombardi (la metà a livello nazionale) gran parte del merito è senz’altro suo. «Era innamorato dell’Aido – dice Corrado Valli, presidente bergamasco della sezione regionale -. Ha sempre dato anima e corpo all’associazione.
Era un uomo con una personalità forte, un lottatore, un leone come ricordava anche il suo nome. Era anche autoritario, ma ha sempre guardato al bene dell’associazione e delle persone in lista d’attesa. Voleva dare loro una speranza. É stato lui a dare il via su una serie di programmi per le scuole, a partire dalle primarie, che noi oggi portiamo avanti.
La sua impronta è ancora forte anche a Roma, dove per un ventennio non ha mai fatto mancare il suo supporto: «Leonida Pozzi per me è stato un padre, oltre che una guida – dice Flavia Petrin, presidente nazionale di Aido -. A lui ricorrevo nei momenti più difficili, trovando sempre accoglienza e sostegno.
È stato e rimarrà per sempre una colonna irrinunciabile di Aido. Lo è stato nel passato, a fianco di Brumat come dinamico e illuminato presidente della sezione provinciale di Bergamo e di quella regionale della Lombardia, che ha dotato di una struttura all’avanguardia. Ma la sua figura sarà fondamentale anche in futuro, perché rappresenta un esempio per tutti i dirigenti. La sua dedizione è stata leggendaria, fino all’ultimo impegno,  in qualità di presidente dell’Assemblea elettiva che si svolse nel 2020 da remoto, con base operava a Bergamo che, condotta con esito straordinariamente positivo, contribuì alla formazione dell’attuale classe dirigente nazionale dell’Associazione italiana perla donazione di organi, tessuti e cellule».

La cultura del dono
Promotore e primo presidente del Centro Servizi del Volontario (dal 1997 al 2006), Pozzi è stato tra i fondatori del Csv, insieme ad Avis e a poche altre associazioni e uno dei più accaniti sostenitori della sua espansione a livello nazionale, proseguendo quel lavoro di divulgazione della cultura del dono che ha fatto di Bergamo un laboratorio in Italia: «Quella fu l’ennesima dimostrazione della sua lungimiranza – riconosce Oscar Bianchi, attuale presidente del Csv e di Avis Lombardia. È stato un uomo estremamente attento all’altro, un bergamasco doc, nel senso che aveva nell’animo una straordinaria voglia di fare. Non aveva filtri, ti diceva le cose “sul muso” senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.
È stato un uomo del sociale, che ha dedicato molto tempo della sua vita al volontariato e alle relazioni.
E tra gli innumerevoli rapporti che Leonida Pozzi è stato capace di creare, c’è senz’altro quello con l’ospedale Papa Giovanni, fin dai tempi dei Riuniti: «Una relazione basata su un rapporto di collaborazione reciproca, che ha sempre fatto da stimolo alla nostra attività – dice Fabio Pezzoli, direttore sanitario del Papa Giovanni -. Il suo  insegnamento è quello della cultura della donazione; in ospedale abbiamo allestito un totem, che lui stesso ha voluto, per far conoscere a tutti la donazione e incentivare le persone a diventare donatori. Leonida Pozzi ha fatto davvero la differenza:  era molto concreto, determinato e pieno d’iniziativa.  Ha svolto un lavoro enorme, ha stimolato e avuto le idee di cui noi oggi ancora beneficiamo».
Per 16 anni, dal 1997 al 2013, Leonida Pozzi è stato anche componente del Comitato di Bioetica dell’azienda ospedaliera cittadina, «Fu tra i primi a dare un supporto alla donazione, collaborando con i medici – ricorda Mariangelo Cossolini, ai tempi responsabile del coordinamento ospedaliero dei trapianti -. Le associazioni hanno sempre ricoperto un ruolo importante Ricordo tante iniziative organizzate insieme, in particolare perla Giornata nazionale per la donazione. Un giorno mi chiese di collaborare alla parte medico/scientifica per un libro e un dvd destinato alle scuole; io ho coinvolto spesso Aido nei corsi di formazione per i medici di famiglia  e per i dipendenti comunali. Lui c’era sempre, nel rispetto reciproco dei ruoli».

L’impegno civico
E di ruoli Leonida Pozzi ne ha ricoperti tanti, anche in politica da consigliere comunale e provinciale, fino a quello di sindaco di Ponte San Pietro. Tra i tanti,  quelli di membro dei consigli d’amministrazione della Fondazione della Comunità Bergamasca, della Società Valle d’Astino Stl di Bergamo, della Fondazione Museo di Palazzo Moroni, di Ecoisola e della Fondazione Mia. «Ricordo con commozione e gratitudine la sua dedizione e la passione in tanti anni di impegno civico sui banchi del Consiglio comunale e come sindaco – dice l’attuale primo cittadino di Ponte San Pietro Matteo Macoli -. Al suo mandato si deve soprattutto un grande rilancio delle opere pubbliche, come il completamento  della sistemazione del municipio in piazza della Libertà e la riqualificazione di due centri polifunzionali aggregativi restituiti alla comunità dopo decenni di abbandono: il centro polifunzionale “Ufo” nel quartiere Villaggio e il centro polifunzionale “Ufino” a Locate. Ha dato l’esempio, tocca a tutti noi seguirlo».
Domani i funerali (alle 10) nella parrocchia di Curno. Le bandiere del Comune di Ponte San Pietro saranno calate a mezz’asta.

(Sergio Cotti, L’Eco di Bergamo)

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